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Meditazione della settimana 24-30 settembre

«Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. » (Mt 20, 1-16)

Il nostro sguardo è proprio strano!!!
Molte volte passiamo accanto a poveri, barboni, persone riverse sui marciapiedi e facciamo finta di niente….insomma non ci accorgiamo, non vogliamo vedere e riusciamo benissimo a non vedere!!!!!
In altre situazioni invece vediamo benissimo, ci accorgiamo di dettagli anche piccoli e ci lasciamo andare a critiche, mormorazioni, lamenti, ecc…….che poi si trasformano in gelosie, invidie e rabbie varie.
Ma perché siamo così?
Come mai il nostro sguardo cambia così radicalmente?
Perché ci è così difficile gioire del bene degli altri?
Perché siamo subito pronti a fare confronti e a misurare i benefici che riceviamo o non riceviamo, quasi fossimo in qualche modo defraudati di qualcosa e dovessimo continuamente difenderci e cautelarci?
Le risposte possono essere tante e molto diverse….
dobbiamo metterci in umile ascolto del nostro cuore, perché da lì, come dice Gesù nel Vangelo, nascono i pensieri buoni e cattivi, le inclinazioni più diverse, quelle che poi orientano i nostri atteggiamenti e comportamenti.
Dobbiamo ricordarci che come dice la volpe al Piccolo Principe:
“che si vede solo con il cuore!”

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Ermes Ronchi Commento al Vangelo del 24 settembre 2017

Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

L’economia del Signore: amare in «perdita»
 
XXV domenica – tempo ordinario – Anno A

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In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”. […]»

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Meditazione della settimana 17-23 settembre

«In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.». (Mt 18, 21-35)

Davvero esigente questa richiesta di Gesù!!!!
Ci chiede un perdono continuo, senza stancarci, senza porre limiti, ma……chi ce la fa?
Nessuno con le sue sole forze e risorse è in grado di farlo,
solo chi rimane unito a Gesù e attinge alla sua forza, al suo amore, alla sua misericordia può farlo.
In fondo il perdono non è semplicemente un atto interiore che poi si esprime in gesti concreti,
ma è il cammino di una vita;
è la continua scoperta di quanto siamo noi, in prima persona, continuamente perdonati, salvati, riscattati da Dio, che ci rende a nostra volta capaci di perdono, di accoglienza, di misericordia autentica verso gli altri.
Più diventiamo consapevolmente grati della nostra verità di peccatori salvati e immensamente amati
e più ci verrà naturale perdonare gli altri che ritroveremo assolutamente fratelli nel cammino della vita,
allora capiremo che il “settanta volte sette” è semplicemente misura giusta per il cammino della vita.

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Ermes Ronchi Commento al Vangelo del 17 settembre 2017

Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

L’unica misura del perdono è perdonare senza misura
 
XXIV domenica – tempo ordinario – Anno A

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In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari (…).

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Meditazione della settimana 10-16 settembre

«In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro». …» (Mt 18, 15-20)

Il problema non è chiedere, quello ci riesce fin troppo bene….il problema è mettersi d’accordo veramente.
Questo mettersi d’accordo non è tanto inteso come un trovare qualche punto di contatto su questioni esterne da gestire e decidere, ma far andare in accordo il cuore, cioè quella parte di noi più vera e profonda, la sede del nostro pensiero, del nostro essere vitale e personale.
Questo mettersi d’accordo comporta un coinvolgimento più serio e profondo, e quindi la volontà di superare rapporti spesso tanto formali, superficiali e fatti di stereotipi e apparenza, per riuscire ad incontrarsi più nella verità e autenticità, lasciando cadere maschere e difese.
Non possiamo pensare che Gesù, la Verità in persona, stia in mezzo a noi, se non abbiamo il coraggio e l’umiltà di metterci a nostra volta nella verità, di uscire un po’ allo scoperto, permettendo all’altro di conoscerci un pò di più, vedendo magari le nostre fatiche, limiti, paure e condizionamenti….tutte cose che ognuno porta con sé e tende a custodire e nascondere gelosamente.
Allora scopriremo che non importa neanche più tanto quello che si chiede, ma conta lo scoprire che Gesù è in mezzo a noi….
Lui è il dono supremo,
oltre al quale, di fatto, non c’è altro da chiedere e desiderare!!!

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