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Ermes Ronchi Commento al Vangelo del 25 settembre 2016

Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Il peccato del ricco è l’indifferenza verso il povero
 
XXVI Domenica Tempo ordinario – Anno C

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In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma” (…)».

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Meditazione della settimana 18-24 settembre

«Ascoltate questo,
voi che calpestate il povero e sterminate gli umili del paese,
voi che dite: “Quando sarà passato il novilunio e si potrà vendere il grano?
E il sabato, perché si possa smerciare il frumento,
diminuendo l’efa e aumentando il siclo e usando bilance false,
per comprare con denaro gli indigenti e il povero per un paio di sandali?
Venderemo anche lo scarto del grano”».
Il Signore lo giura per il vanto di Giacobbe:
«Certo, non dimenticherò mai tutte le loro opere». (Am 8, 4-7)

Queste parole sono ancora oggi molto attuali e vere.
Quanti umili e poveri vengono schiacciati dalla violenza, dalla disonestà, dall’indifferenza di altri uomini come loro.
Sono continuamente davanti a noi su giornali e TV scene di sfruttamento e abuso…..sono così frequenti e bombardanti che quasi quasi non ci colpiscono più
e ci stanno assuefacendo, ci stanno quasi convincendo che intanto non si può fare niente, che il male prevale, che l’ingiustizia dilaga e non possiamo che assistere da spettatori rassegnati e scoraggiati.
Ma qui sta proprio l’inganno più grande!!!
Qui dobbiamo seriamente chiederci che posto ha nella nostra vita la fede.
Perché se davvero siamo credenti, se davvero crediamo in Dio non possiamo poi rimanere ai margini solo a compatire e brontolare su tutto quello che va male,
perché Gesù lo dice chiaro nel Vangelo: “Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti.” (cfr. Lc. 16, 1-13).
Crediamo che nel poco e piccolo di ogni giorno costruiamo un mondo giusto e onesto con la nostra rettitudine?
Oppure viviamo superficialmente pensando che intanto le nostre piccole disonestà quotidiane nessuno le vede e poi……poco importano?
Ma il Signore lo giura per il vanto di Giacobbe: «Certo, non dimenticherò mai tutte le loro opere».

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Ermes Ronchi Commento al Vangelo del 18 settembre 2016

Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Coloro che abbiamo servito ci accoglieranno in cielo
 
XXV Domenica Tempo ordinario – Anno C

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In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”. L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”» (…)

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Meditazione della settimana 11-17 settembre

« Questa parola è degna di fede e di essere accolta da tutti: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io. Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Cristo Gesù ha voluto in me, per primo, dimostrare tutta quanta la sua magnanimità, e io fossi di esempio a quelli che avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna.». (1 Tm 1, 12-17)

Secondo le parole di s. Paolo ognuno di noi non solo è chiamato a fare esperienza della Misericordia di Dio, il che è già una gran cosa,
ma a diventare “testimone” con la propria vita della Misericordia ricevuta.
In altre parole l’incontro personale con la Misericordia, perché sia reale deve trasformarci in “canali di grazia” per le persone che incontriamo sul nostro cammino.
Come dice s. Teresina. “Il Signore misericordioso mi ha caricata di grazie per me e per molti altri……………quando, nella sua infinita misericordia, mi avrà aperto il suo regno potrò attingere ai suoi tesori per prodigarli alle anime che mi son care”.
Ma per poter donare come s. Paolo e s. Teresina, bisogna essere consapevoli della ricchezza che si è ricevuta senza alcun merito “Il buon Dio mi ha mostrato la
stessa misericordia che mostrò al re Salomone. Ha voluto che io non abbia nemmeno un solo desiderio inappagato, non soltanto i miei desideri di perfezione, bensì anche quelli di cui capivo la vanità, senz’averla sperimentata………….dopo tante grazie, non posso cantare col salmista: “Che il Signore è buono, che la sua misericordia è eterna”? Mi pare che, se tutte le creature avessero le stesse grazie che ho io, nessuno avrebbe paura del Signore, ma tutti lo amerebbero alla follia, e che tutte le anime eviterebbero di offenderlo, per amore, e non tremando”. (S. Teresa di Gesù Bambino)

In quest’anno della Misericordia, che sta volgendo al termine, chiediamo di poter fare esperienza forte e profonda di questo Amore per diventare anche noi testimoni credibili e gioiosi della sua magnanimità.

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Omelia della Santa Messa di Apertura dell’Anno Pastorale 2016/2017

Mons. Guido Gallese
10 settembre 2016
Omelia della Santa Messa di Apertura dell’Anno Pastorale 2016/2017

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