30 settembre morte di Santa Teresina

Il 30 settembre 1897 moriva s. Teresa di Gesù Bambino nel Carmelo di Lisieux.
Dall’8 luglio 1897, a causa della grave forma di tisi che l’aveva colpita, venne trasferita nell’infermeria del monastero dove, consumata tutti i giorni da una febbre ardente tanto da sentirsi come in purgatorio, aveva sempre per le sorelle che la visitavano parole accoglienti e profonde che sono state fedelmente annotate da madre Agnese di Gesù (la sorella Paolina) e che costituiscono i Novissima Verba.

Riportiamo qui di seguito quelle pronunciate il giorno della sua morte

Giorno della sua preziosa morte (giovedì). La mattina l’assistei durante la Messa. Non diceva una parola. Era sfinita, ansante. Le sue sofferenze, lo intuivo, erano inesprimibili. Per un momento giunse le mani e, guardando la Santa Vergine posta in faccia al suo letto:

Oh l’ho pregata con un fervore! Ma è l’agonia pura, senza traccia di consolazione.

Tutta la giornata, senza un attimo di riposo,rimase tra i tormenti. Pareva alla fine delle forze e tuttavia, con grande sorpresa nostra, riusciva ancora a muoversi e sedersi sul letto. Diceva:

Vede, madre mia, quanta forza ho oggi! No, non muoio. Ne ho ancora per dei mesi. Non credo più alla morte per me. Non credo più che alla sofferenza! Ebbene, tanto meglio! Oh Dio, lo amo, Dio tanto buono e misericordioso! Oh mia buona Vergine Santa, soccorretemi! Se questa è l’agonia, cosa è la morte? Madre mia le assicuro che il calice è pieno fino all’orlo! Sì, Dio mio, tutto quello che vorrete, ma abbiate pietà di me! Sorelline mie, sorelline mie, pregate per me!

Dio mio, Dio mio, voi siete tanto buono!!! Oh sì,voi siete buono io lo so…….

Verso le tre del pomeriggio, mise le braccia in croce. La madre priora le posò sulle ginocchia un immagine di Nostra Signora del Monte Carmelo. Lei la guardò un istante:

Oh madre mia mi presenti subito alla Vergine Santa. Mi prepari a morir bene.

La madre priora le rispose che, avendo sempre capito e praticato l’umiltà, la sua preparazione era fatta. Lei rifletté un attimo e pronunciò umilmente queste parole:

Sì, mi pare di aver cercato sempre la verità sola. Sì ho capito l’umiltà del cuore.

Tutto quello che ho scritto sui miei desideri di soffrire, oh, è ben vero!

E fieramente:

Non mi pento di essermi offerta all’Amore.

Oh no, non mi pento di essermi offerta all’Amore, anzi…

Non avrei mai creduto possibile soffrire tanto! Mai! Mai! Non posso spiegarmelo se non con i desideri ardenti che ho avuto di salvare le anime.

Verso le cinque ero sola vicino a lei. Il volto cambiò a un tratto, capii che l’agonia cominciava. Quando la comunità entrò nell’infermeria, lei accolse tutte le sorelle con un sorriso dolce. Teneva in mano il suo crocifisso e lo guardava continuamente. Per più di due ore un rantolo terribile le straziò il petto. Il viso era congestionato, le mani violacee; aveva i piedi ghiacci e tremava in tutte le membra. Un sudore abbondante cadeva in gocce enormi sulla fronte e scorreva sul volto. Era sotto un oppressione sempre più grave ed emetteva di quando in quando, per respirare, dei piccoli gridi involontari. Aveva la bocca tanto disseccata, che sr. Genoveffa (sua sorella Celina), pensando di portarle sollievo, le mise sulle labbra un pezzettino di ghiaccio. Nessuno dimenticherà lo sguardo inesprimibile e il sorriso celeste che ella le rivolse in quel momento,come per consolarla e darle l’addio supremo.

Alle sei, quando l’Angelus suonò, alzò gli occhi verso la statua della Vergine Santa. Com’era bello il suo sguardo! Alle sette e qualche minuto, la madre priora, credendo stazionarie le condizioni, congedò la comunità. E la povera vittima sospirò:

Madre mia, non è ancora l’agonia! Non muoio ancora?…

Sì, figlia mia – rispose la madre- E’ l’agonia, ma il Signore vuole prolungarla, forse, di qualche ora…

Ebbene…..Avanti! Avanti!….Oh non vorrei soffrire meno!

E fissando gli occhi sul suo Crocifisso:

Oh…l’amo!…Dio mio…Vi…amo!..

Dopo aver pronunciato queste parole, cadde dolcemente indietro, la testa reclinata a destra. La madre priora richiamò in fretta la comunità e tutte furono testimoni della sua estasi. Il volto aveva ripreso il colore di giglio che aveva in piena salute, gli occhi erano fissi verso l’alto, splendidi di pace e di gioia.

Sr. Maria dell’Eucaristia s’avvicinò con una fiaccola per vedere più da vicino quello sguardo sublime. Alla luce della fiaccola nessun movimento apparve nelle palpebre. Questa estasi durò press’a poco lo spazio di un Credo. Appena finita, sr. Teresa di Gesù Bambino rese l’ultimo respiro.

Dopo la morte, conservò un sorriso dolce. Era di una bellezza che rapiva. Teneva così forte il suo Crocifisso, che bisognò “strapparlo” dalle sue mani.

Le sue membra rimasero morbide fino all’inumazione, il lunedì 4 ottobre 1897.

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