Ermes Ronchi Commento al Vangelo del 23 luglio 2017

Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Guardiamo al bello, al buono che Dio semina in noi
 
XVI Domenica tempo ordinario – Anno A

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In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”».

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don Giuseppe Pollano “Si chiama Maria” (8)

Don Giuseppe Pollano era un grande intellettuale ma, prima di tutto, un grande uomo di Dio. La sua vita sacerdotale è trascorsa quasi tutta all’ombra del santuario della Consolata, in confessionale e all’altare.
Ordinato sacerdote nel 1951, è tra i protagonisti di quella generazione di preti, quarantenni a metà degli Anni 60, che ha vissuto in pienezza il tempo del Concilio Vaticano II e della sua prima attuazione, con tutto l’entusiasmo e le «novità» che ha comportato. Continua a leggere

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Meditazione della settimana 16-22 luglio

«Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano
senza avere irrigato la terra,
senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme a chi semina
e il pane a chi mangia, così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca:
non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero
e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata»..”. (Is 55, 10-11)

«Ecco una nuvoletta, come una mano d’uomo, sale dal mare». Elia gli disse: «Va’ a dire ad Acab: Attacca i cavalli al carro e scendi perché non ti sorprenda la pioggia!». Subito il cielo si oscurò per le nubi e per il vento; la pioggia cadde a dirotto. (1 Re.18, 42-45)

Dio vuole “fecondare” la nostra anima con la sua Parola, così come ha fatto con Maria.
La sua Parola desidera diventare la nostra luce, la nostra bussola quotidiana, il faro che indica costantemente la direzione.
La Parola opera in noi, agisce nelle profondità del nostro essere e a nostra insaputa ci trasforma, ci plasma secondo il progetto che Dio ha su ciascuno di noi,
così come è avvenuto in Maria.

Senza la sua Parola la nostra vita sarebbe come un deserto arido, senz’acqua,
senza vita e sterile,
ma con la sua Parola noi possiamo portare molto frutto.
Guardiamo a Maria, oggi venerata come la Vergine del Carmelo,
guardiamo a questa Nuvoletta che sale dal mare, piccola e apparentemente insignificante nell’immenso cielo, ma capace di ristorare la terra assetata delle nostre anime,
capace di indicarci la via dell’ascolto umile e attento,
capace di mostrarci la via dell’obbedienza che salva, redime e beatifica la vita.

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Ermes Ronchi Commento al Vangelo del 16 luglio 2017

Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

Il seminatore, colui che avvia la primavera del mondo
 
XV Domenica tempo ordinario – Anno A

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Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti» (…).

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don Giuseppe Pollano “Si chiama Maria” (7)

Don Giuseppe Pollano era un grande intellettuale ma, prima di tutto, un grande uomo di Dio. La sua vita sacerdotale è trascorsa quasi tutta all’ombra del santuario della Consolata, in confessionale e all’altare.
Ordinato sacerdote nel 1951, è tra i protagonisti di quella generazione di preti, quarantenni a metà degli Anni 60, che ha vissuto in pienezza il tempo del Concilio Vaticano II e della sua prima attuazione, con tutto l’entusiasmo e le «novità» che ha comportato. Continua a leggere

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