L’orazione mentale

L’orazione mentale non è altro, per me, che un intimo rapporto di amicizia, un frequente trattenimento da solo a solo con Colui da cui sappiamo d’essere amati. (Vita 8, 5)

In poche parole la nostra santa Madre Teresa di Gesù definisce la preghiera o orazione: un rapporto di amicizia, una reciproca conoscenza tra l’anima e Dio. E non solo dà una definizione, ma anche aiuta le sue figlie, e chiunque lo voglia, a vivere questa amicizia, che ha diversi gradi e tempi e richiede dedizione, pazienza e anche un certo impegno. S. Teresa immagina di dover curare un giardino in cui il buon Dio ha piantato ogni sorta di fiori e piante e che ha consegnato alle nostre cure, infatti così si esprime: “a noi, come a buoni giardinieri, incombe l’obbligo di procurare, con l’aiuto di Dio, che quelle piante crescano: perciò innaffiarle affinché non inaridiscano, e cercare che producano fiori di deliziosa fragranza per ricreare il Signore.” (Vita 11,6) A tale proposito suggerisce quattro metodi per irrigare il giardino: “cavando l’acqua da un pozzo, che è il modo più faticoso: portarla negli acquedotti per mezzo di una noria, ossia col far girare una gran ruota che qualche volta ho manovrata pur io, avendosi così più acqua con fatica minore; derivarla da un fiume o da un ruscello, che è il modo migliore perché la terra ne rimane bene imbevuta, non occorre innaffiarla tanto spesso, e il giardiniere ha molto meno da faticare; e finalmente una buona pioggia, nel qual caso è Dio che innaffia senza alcuna nostra fatica: sistema migliore che supera ogni altro.” (Vita 11, 7).

Ci pare che si possa fare una sorta di correlazione tra questi metodi suggeriti da Teresa e i 4 passaggi della lectio divina che il nostro Vescovo presenta nella sua lettera pastorale. Entrambi i metodi infatti hanno il medesimo scopo, ossia quello di far crescere in noi il seme della Parola, favorendo l’amicizia con Dio, attraverso un’assidua frequentazione e una sempre più profonda conoscenza.

Si comincia con la lectio. Questo primo momento presuppone una lettura e rilettura attenta della Parola, richiede un lavoro e anche un certo sforzo per superare una prima inerzia e resistenza; la stessa cosa che accade a coloro cominciano ad innaffiare cavando acqua dal pozzo, “perché devono faticare per raccogliere i sensi, i quali, abituati a divagarsi, stancano assai.” (Vita 11, 9)
Non è facile trovare subito il giusto raccoglimento e concentrazione, spesso la Parola letta e riletta non dice niente, richiede un’umile e paziente attesa, fatta di perseveranza e costanza, di dedizione e amore, così come l’andare avanti e indietro dal pozzo con i secchi pieni d’acqua per innaffiare. In questo primo momento ciò che conta è la nostra risoluzione, la nostra tenacia e perseveranza e il desiderio di incontrare il Signore, a dispetto di qualsiasi fatica, tentazione o preoccupazione possa sopravvenire, ma anzi dobbiamo, come dice ancora s. Teresa: “avere grande confidenza né mai soffocare i desideri, ma credere che con l’aiuto di Dio, con la nostra buona volontà, possiamo arrivare anche noi a poco a poco se non subito, dove arrivarono molti santi i quali se non avessero concepito tali desideri, né avessero cercato di tradurli in pratica, non avrebbero mai raggiunto quel loro stato così sublime. Sua Maestà vuole ed ama anime coraggiose, umili e diffidenti di sé. Nessuna di queste io ho visto rimanere indietro nel cammino della perfezione, come nessuna ho visto delle pusillanimi che si nascondono sotto il velo dell’umiltà, fare in molti anni profitto che si ottiene in pochissimi su questa via con animarsi a cose grandi”. (Vita 13, 2).

Ed ecco che, dopo aver imparato ad accostare il testo ci viene proposto il secondo gradino: la meditatio che ci spinge un po’ più all’interno della Parola, ce la fa sentire più “nostra”, più vicina e stimolante per la nostra vita, nasce in noi una sorta di raccoglimento, di coinvolgimento all’interno di essa che ha già un sapore divino e infatti, come spiega ancora la Santa, in questo secondo grado, “l’anima comincia a raccogliersi e già tocca il regno del soprannaturale, tanto che da sola non vi potrebbe arrivare, nonostante ogni sua possibile diligenza.

Sembra che nel girare la ruota per incanalare l’acqua, vale a dire nel lavorare d’intelletto sulla Parola attraverso la precedente lectio, l’anima si sia alquanto stancata. Ma ora l’acqua è molto più alta, intendo dire che la grazia si manifesta più chiaramente”. (cfr. Vita 14, 2)

Le potenze dell’anima si raccolgono, non si fa più tanta fatica per rimanere concentrati, ma si assapora il contento della Parola che diventa luce e vita per la nostra anima. “Quello che qui avviene è accompagnato da tanta dolcezza e da così poca fatica che non ci si sentirebbe stanchi neppure se l’orazione durasse a lungo. L’intelletto lavora con calma e soavità, cavando assai più acqua che non quando la cercava nel pozzo…… L’acqua che qui il Signore concede contiene grandi tesori e favori preziosi, e fa crescere in virtù in modo incomparabilmente maggiore che non nello stato precedente. L’anima va spogliandosi delle sue miserie ed acquistando una qualche conoscenza delle delizie del cielo”. (Vita 14, 4-5)

Lectio e meditatio hanno favorito una certa intimità e familiarità tra l’anima e Dio che trova espressione nella oratio: ossia nella preghiera che nasce come pienezza di un cuore che sta facendo esperienza di Dio, che si sente da Lui amato e beneficato, proprio come racconta s. Teresa: “Il Signore aiuta il giardiniere in tal modo che sembra voglia prenderne il posto e far tutto lui….. il piacere, la soavità, le delizie che qui si godono sono incomparabilmente più grandi che in passato……. l’anima vorrebbe erompere in grandi lodi, incapace di contenersi perché in preda a dolcissimo delirio. A questo punto i fiori cominciano a sbocciare e ad esalare profumo. L’anima brama che tutti la vedano e si accorgano della sua gioia per lodare Iddio e unirsi a lei nel glorificarlo. Impotente a sopportare da sola il gaudio che la inonda desidera di farne parte ad altri.” (Vita 16, 1-3). Ecco allora che questo diventa un forte momento comunitario nato dal bisogno di condividere con i fratelli i benefici ricevuti, perché si sa che le gioie del Cielo sono diffusive e chiedono comunione e reciprocità.

E siamo giunti al quarto momento: la contemplatio, quello in cui finalmente il giardiniere non deve fare più niente, ma solo godere dell’opera di Dio. “Qui non vi è che un sentimento: quello della gioia, senza sapere di che. Si sente di godere un bene che ha in sé ogni bene, ma senza comprenderlo. Tutti i sensi sono assorbiti in questo gaudio, e nessuno può occuparsi in altre cose, esterne o interne…… si chiudono gli occhi, non si riesce più a leggere e meditare e neanche a parlare….qui si gode della presenza di Dio, ci si sente misteriosamente uniti a Lui e si gode della sua compagnia.” (cfr. Vita 18,1) Qui i fiori sbocciano, il giardino fiorisce meravigliosamente e l’anima si sente ricolma di così grandi doni e virtù che mai avrebbe potuto acquistare con le sue sole forze.

Ecco allora che, terminata questa unione così ricca e intensa, non ci resta che recitare il Padre Nostro, la preghiera di Gesù che ci fa figli nel Figlio e continuamente ci rimanda a quel Padre da cui ogni bene proviene e che mai finiremmo di conoscere…..lectio divina dopo lectio divina.

Come figlie di s. Teresa di Gesù dottore della Chiesa nell’orazione, in questo suo anno centenario, abbiamo voluto offrirvi questo accostamento per far vedere come anche i grandi Santi, abbiano compiuto un lungo cammino prima di arrivare all’unione con Dio, abbiano umilmente accettato la fatica di un lavoro fatto di dedizione e impegno per poi essere sollevati su ali di aquila fino alle sublimi vette a cui Dio li aveva destinati e chiamati. Così è per ciascuno di noi che si incammina nella vita della preghiera, arriverà là dove Dio lo attende a patto che “batta questa strada senza più fermarsi fino a che non sia giunto all’acqua viva.

Importando molto conoscere come incominciare, dico che si deve prendere una risoluzione ferma e decisa di non mai fermarsi fino a che non si abbia raggiunta quella fonte. Avvenga quel che vuol avvenire, succeda quel che vuol succedere, mormori chi vuol mormorare, si fatichi quanto bisogna faticare: ma a costo di morire a mezza strada, scoraggiati per i molti ostacoli che si presentano, si tenda alla meta, ne vada il mondo intero!” (Cammino di Perfezione 21, 3)

Parola di Teresa, lei lo ha fatto e ci dice che è possibile!

(pubblicato su La voce alessandrina, settimanale di informazione e di opinione della Diocesi di Alessandria n° 41 di venerdì 21 novembre 2014)

 

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