Meditazione della settimana 31 gennaio – 6 febbraio

« Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita.
E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla. E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo, per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe.»
(1 Cor 12,31-13,13)

Quante volte anche noi diciamo: “se avessi…., se fossi….., se potessi…., ecc…… e così dilazioniamo gesti e opere di carità che potremmo invece compiere tranquillamente.
Eppure qui s. Paolo è inesorabile, ci dice che senza la carità, siamo nulla;
infatti è solo la carità che ci qualifica, che ci fa uscire dall’insignificanza dell’esistenza e ci arricchisce.
Carità che non significa una semplice elemosina, un gesto di “beneficenza” o altro, ma è un atteggiamento, una disposizione del cuore per cui continuamente ci rendiamo prossimi, ci facciamo vicini a chi ci sta intorno come presenza amica, accogliente, empatica.
Il più delle volte la vera carità non si esprime con gesti esteriori, ma con quella capacità di raggiungere l’altro, chiunque esso sia, di farlo sentire amato, accolto e prezioso nella sua unicità.
La carità ha mille modi per esprimersi,
ha una fantasia incredibile, mai si ripete, mai si stanca e sempre ritenta pur di conquistare il cuore dell’altro, di raggiungerlo con tenerezza e attenzione.
Allora poi tutti i doni e le risorse che abbiamo diventano strumenti ottimi, ma solo perché al servizio di una carità sincera e non sfoggio e ostentazione filantropia autoreferenziale.

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