Meditazione della settimana 1-7 novembre

« Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani.
E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono,
e all’Agnello». (Ap 7,2-4.9-14)

Ecco chi sono i Santi: una moltitudine immensa che non si può contare!!!

Questo ci dà una grande gioia, sapere che i Santi sono una moltitudine, un esercito sterminato, silenzioso, glorioso che sta davanti al trono di Dio anche per noi, prima di noi e intercede per noi che ancora stiamo camminando nelle strade della vita.

Ma spesso ci chiediamo: come si fa a diventare Santi?
O come dice il salmista:
Chi potrà salire il monte del Signore?
Chi potrà stare nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non si rivolge agli idoli. (Salmo 23)

Teresa di Gesù ci risponderebbe così: “Abbiate retta intenzione e risoluta volontà di non offenderlo, e non lasciate che la vostra anima si faccia così gretta, perché allora, invece di giungere alla santità, cadrete in molte imperfezioni, occasionatevi dal demonio in vari modi, e non sarete utili, come dovreste, né a voi né alle altre”. (CP 41, 8)

Ecco quindi un primo consiglio: cuore grande, dilatato, capace di un amore che sappia superare i limiti angusti del proprio io, per guardare al di là di sé stesso e scoprire i bisogni degli altri.

A volte ci pare la santità sia impresa per pochi grandi uomini, destinati a chissà quali vette, mentre per i più non resta che accontentarsi di battere vie più modeste, ma ecco cosa ci risponde s. Teresa di Gesù Bambino: “Se vogliamo ancora tentare di far qualcosa di grande, sia pure sotto il pretesto dello zelo, il buon Gesù ci lascia sole. «Ma, da quando ho detto: Il mio piede vacilla, la vostra misericordia, Signore, mi ha sorretto». Sì basta umiliarsi, sopportare con dolcezza le proprie imperfezioni: ecco la vera santità”  (lettera 215)………..perchè il buon Dio non può ispirare desideri inattuabili, perciò posso, nonostante la mia piccolezza, aspirare alla santità; diventare più grande mi è impossibile, debbo sopportarmi tale quale sono con tutte le mie imperfezioni, nondimeno voglio cercare il mezzo di andare in Cielo per una via ben diritta, molto breve, una piccola via tutta nuova.

La santità non consiste nel dire delle belle cose, neppure nel pensarle o nel sentirle.
Sta tutta nella volontà di soffrire
«La santità! Bisogna conquistarla con la punta della spada, bisogna soffrire… agonizzare!…».

Verrà un giorno in cui le ombre spariranno. Allora non resterà più che la gioia, l’ebbrezza….Approfittiamo del nostro unico momento di sofferenza, badiamo solo all’attimo che passa. Un attimo, è un tesoro… Un solo atto d’amore ci farà conoscere più a fondo Gesù, ci avvicinerà a lui per tutta l’eternità!…( Lettera 65)

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