Ermes Ronchi Commento al Vangelo del 11 gennaio 2015

Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi

L’amore di Dio, grembo che nutre, riscalda e protegge
 
Battesimo del Signore Anno B

 

In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo». Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Un racconto d’acque, come tante scene di salvezza della Bibbia, come la stessa origine del mondo, scritta con immagini d’acqua: in principio lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque (Gen 1,2), una grande colomba in cova su di un mare gonfio di vita inespressa. Come il creato, anche l’esistenza ha inizio nelle acque del grembo materno.
Il rito del Battesimo porta impresso questo sigillo primordiale di nascite e di rinascite: l’immersione nell’acqua avvia nell’uomo una nuova nascita. Lo vediamo al Giordano: venne una voce dal cielo e disse «Tu sei il Figlio mio, l’amato». Anche al nostro Battesimo Dio ha sussurrato: Tu sei il mio figlio, quello che io amo! Parole in cui ho ricevuto il mio nome «Figlio»; in cui è la mia nascita da una sorgente di cielo.
«In te ho posto il mio compiacimento». Un termine inusuale, ma nella cui radice vibra un sentimento ben noto: gioia, soddisfazione, piacere; e che contiene una dichiarazione impegnativa di Dio su di noi: prima che tu faccia qualsiasi cosa, così come sei, per quello sei, tu mi piaci e mi dai gioia. Prima che io risponda, prima che io sia buono, senz’altro motivo che la sua gratuità, Dio ripete ad ognuno: tu mi fai felice. Dio dice «sì» a me, prima che io dica «sì» a Lui: questa è «la grazia di Dio».
Gesù fu battezzato e uscendo dall’acqua vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. Noto la bellezza del particolare: si squarciano i cieli, come per un amore incontenibile; si lacerano, si strappano sotto la pressione di Dio, sotto l’urgenza di Adamo. Si spalancano come le braccia dell’amata per l’amato.
Da questo cielo aperto viene come colomba la vita di Dio. Si posa su di te, ti avvolge, entra in te, a poco a poco ti modella, ti trasforma pensieri, affetti, speranze secondo la legge dolce, esigente, rasserenante del vero amore.
Il termine greco battesimo significa immersione; battezzato è l’immerso in Dio. Ma ciò che è accaduto un giorno, in quel rito lontano, continua ad accadere in ogni nostro giorno: in questo momento, in ognuno dei nostri momenti siamo immersi in Dio come dentro il nostro ambiente vitale, dentro una sorgente che non viene meno, un grembo che nutre, riscalda e protegge. E fa nascere. C’è un Battesimo che ricevo adesso, un Battesimo esistenziale, quotidiano, nel quale io continuo a nascere, ad essere generato da Dio: «chi ama è generato da Dio e conosce Dio» (1 Gv 4,7) al presente, adesso. Amare fa nascere, rimette in moto il motore della vita.
Battezzato, cioè immerso in un amore, nasci nuovo e diverso, nasci con il respiro del cielo.
(Letture: Isaia 55,1-11; Isaia 12; 1 Giovanni 5,1-9; Marco 1,7-11)

Fonte: Avvenire

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