2014: Novena a Santa Teresa (8)

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VIII GIORNO 

Mi ricordo di quella santa Samaritana, a cui ho pensato varie volte. Ella doveva essere ferita dal dardo che si tempra al succo di quest’erba. Oh, come aveva ben com­preso le parole del Signore, se l’abbandonò per dare ai suoi cittadini la possibilità di approfittare di Lui e averne gio­vamento. Come la sua condotta conferma quel che dico! E in ricompensa della sua grande carità, meritò di essere creduta e di vedere il gran bene che il Signore fece in quel paese.

Credo che una delle più grandi consolazioni di questa vita sia vedere le anime avvantaggiarsi per nostro mezzo. È allora che si mangia il frutto deliziosissimo di quei fiori. Felici le anime a cui il Signore concede queste grazie! Esse devono maggiormente servirlo.
Correva quella santa donna, in preda a un’ebbrezza di­vina, gettando grida per la strada…
Ciò che mi sorprende è vedere come quella gente abbia creduto a una donna, e a una donna che non doveva essere di nobile condizione, perché andava ad attinger acqua. Umi­le, si, doveva essere, perché quando il Signore le palesò i suoi peccati, non solo non se ne offese, come si farebbe oggi nel mondo dove la verità è difficilmente ascoltata, ma rispose che Egli doveva essere un profeta. Fatto sta che fu creduta, e per la sua parola molti uscirono di città per andare incontro al Signore.
Insomma, non è a dire di quanta utilità sian co­loro che dopo essersi intrattenuti con Dio qualche anno nel godimento delle sue delizie e dei suoi favori, accettano di servirlo anche nelle cose penose, nonostante che per esse debbano sacrificare così dolci consolazioni. Quei loro fiori di opere, usciti e sbocciati sull’albero di un così intenso amore, hanno un profumo che dura a lungo. Giova di più un’ani­ma sola di queste con le sue parole ed opere, che non un gran numero di altre, le cui opere siano frammiste alla pol­vere della loro sensibilità o di qualche loro interesse.
Poi da quei fiori derivano i frutti, che sono i pomi di cui parla la sposa quando dice: «fortificatemi con i pomi!
Signore, datemi travagli e persecuzioni! ».
Lo desidera veramente e ne esce con grandi effetti. Dimentica di ogni suo personale interesse, non pensa che a contentare il Signore, godendo immensamente di imitare almeno in qualche cosa la vita penosissima di Cristo.
Per melo, intendo l’albero della croce, secondo l’altro passo dei Cantici; Ti ho suscitato sotto un albero di melo.
Gran sollievo per un’anima abitualmente immersa nelle delizie della contemplazione è vedersi circondata da croci, travagli e persecuzioni. La sofferenza le è di grandissima gioia, anche perché non prova in esse, quell’indebolimento e consunzione di energie che deve produrre la contempla­zione, quando le potenze vi si sospendono di frequente. Per­ciò l’anima ha ragione di domandar patimenti. Non con­viene star sempre nella gioia, senza aver mai da soffrire. Questo ho io osservato attentamente in alcune persone, il cui numero, purtroppo, non è che assai esiguo, a causa dei nostri peccati. Più esse sono innanzi in quest’orazione e inondate di maggiori delizie, più si consacrano ai bisogni del prossimo, specialmente alle necessità delle anime, pronte, sembra, anche a sacrificare mille vite, pur di trarne una sola dal peccato mortale, come ho già detto in principio.

Ma chi potrà convincerne le anime che il Signore comincia a favorire delle sue delizie? Anzi, parrà loro che quelle conducono una vita dissipata, e che sia meglio rima­nersene in un angolo, a godere di quel bene. Ma credo che sia per una grazia della divina provvidenza, se non compren­dono il grado di perfezione a cui quelle sono giunte, per­ché altrimenti, nel fervore degli inizi, potrebbero preten­dere di arrivar subito a quell’altezza, che per il momento non conviene a loro.
Non si sono ancora fortificate, ed han bisogno di continuare per altri giorni a nutrirsi con il latte di cui ho parlato in principio. Stiano attaccate alle divine mammelle, sicure che quando si saranno fortificate, il Si­gnore le porterà più in alto. Senza di questo, non solo non farebbero agli altri il bene che s’immaginano, ma sarebbero di danno a loro stesse. Siccome nel libro di cui vi ho parlato troverete esposto minutamente quando un’anima deve uscire dalla solitudine per rendersi utile al prossimo, e il danno che le verrebbe uscendone troppo presto, qui non voglio ripetermi né estendermi di più. (pensieri sull’amor di Dio Cap. 7, 6-9)

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