2014: Novena a Santa Teresa (4)

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IV GIORNO 

Mi assisi all’ombra di Colui che avevo desiderato e dolce è il suo frutto al mio palato.

Osservate ora, questo fatto che avviene di frequen­te, per non dire quasi sempre. Eccetto il caso di una per­sona che Dio chiami per vie straordinarie, come un San Paolo, a cui apparve elevandolo d’un tratto alla più alta con­templazione, e parlandogli in modo da lasciarlo assai per­fezionato, ordinariamente il Signore accorda queste grazie e questi suoi eccelsi favori, ad anime che hanno molto sofferto per Lui, desiderato molto il suo amore e procurato il suo gradimento in tutti i loro atti. Si sono stancate per lunghi anni nella meditazione e nella ricerca dello Sposo.
Disgustatissime delle cose del mondo, si sono fermate nella ve­rità, ed ora cercano la pace, la soddisfazione e il riposo sol­tanto là dove sanno di trovarne. Si mettono sotto la pro­tezione di Dio, e non desiderano più nulla.
Come fan bene a mettere in Dio ogni loro fiducia! Con ciò vedono compirsi tutti i loro desideri. Felice chi merita di stare a quest’ombra anche per le cose che si pos­sono vedere esteriormente, essendo ben diverso per quelle che soltanto l’anima può comprendere, come io stessa ho constatato più volte.
Infatti, quando l’anima è nelle delizie di cui ho parlato, le pare di esser avvolta e protetta da una ombra o da una nube della Divinità, da cui le vengono tali in­fluenze e una così deliziosa rugiada, da sentirsi giustamente sparire tutta la stanchezza lasciatale dalle cose del mondo.
Gode allora, di un tal riposo, da esserle di pena la stessa necessità di respirare. Le potenze sono quiete e tranquille: la volontà non vorrebbe ammettere alcun pensiero, neppure buono, come difatti non ne ammette per via di ricerche e di studio.
Non ha bisogno di muover la mano o di levarsi, intendo dire: riflettere, perché Dio le da il frutto di questo melo già ben affettato, preparato ed anche in­corporato, per cui disse: Dolce è il suo frutto al mio palato. Qui infatti non v’è da far altro che da gustare, senza che le potenze vi abbian per nulla a intervenire.
Ho parlato di ombra della Divinità. Si dice giusta­mente ombra, perché quaggiù la Divinità non può vedersi svelata. Essa è come un sole risplendentissimo, che si sente attraverso le nubi, e fa conoscere mediante l’amore che Sua Maestà ci sta vicino: così da vicino da non aver parole per esprimersi. Chi ha avuto questa grazia comprenderà facil­mente, ne sono certa, quanto sia giusto attribuire questo senso alle parole che qui la sposa proferisce.
Credo che lo Spirito Santo faccia da mediatore fra l’anima e Dio. Egli infatti muove l’anima con ardenti desideri, e fa che si accenda di quel fuoco sovrano a cui è tanto vicina.
Quali misericordie usate qui con l’anima, o Signore! Siate per sempre lodato e benedetto per il grande amore che ci portate! Dio mio e Creator mio, è mai possibile che vi sia alcuno che non vi ami? Oh, me infelice che per tanto tempo non vi ho amato! — Perché non ho meritato di conoscervi?…
Vedete come questo melo divino abbassa i suoi rami! Lo fa per dar modo all’anima di cogliere, di tanto in tanto, i suoi frutti, con la considerazione delle grandezze di Dio e delle molte misericordie di cui fu oggetto da parte sua, e farle vedere e gustare il frutto che nostro Signore Gesù Cristo ricavò dalla sua passione, quando, spinto dal suo gran­de amore, innaffiò quest’albero del suo sangue prezioso.
Prima l’anima era felice di nutrirsi con il latte delle divine mammelle, così sostenendola lo Sposo perché ancora principiante in queste grazie. Ma ora è cresciuta. Egli la ha preparata, a poco a poco, per ricevere altre grazie più eccelse, e ora la mantiene con le mele, volendo che comprenda quanto sia obbligata a fare e a patire per lui.
Ma non è ancora tutto.
Cosa ammirabile e degna di grande considerazione! Quando il Signore vede che un’anima è tutta sua, e lo serve senza alcun interesse o motivo personale, ma solo perché Egli è il suo Dio e lo ama, si comunica a lei incessantemente in molte e diverse maniere, come si conviene a Colui che è la stessa sapienza. (pensieri sull’amor di Dio Cap. 5, 3-5)

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