2014: Novena a Santa Teresa (1)

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In questa novena di preparazione alla festa di s. Teresa,
che quest’anno acquista un valore speciale in quanto segna l’inizio delle celebrazioni per il V centenario della nascita,
vi proponiamo alcuni brani tratti dall’opera “Pensieri sull’amor di Dio”
che la nostra s. Madre ha scritto per le sue figlie, ma che sono validi per tutti…….per “ingolosirvi” con le cose del cielo che sono molto più allettanti di quelle della terra!
Buona novena a tutti!

Mi baci il Signore col bacio di sua bocca, perché le tue mam­melle sono migliori del vino. ecc. (Cant. 1,1)

Ecco quello che in questo testo ho attentamente considerato. Qui, a quanto pare, l’anima parla con una per­sona e domanda la pace ad un’altra. Dice infatti: « Mi baci col bacio di sua bocca »; poi, volgendosi ad uno con il quale sembra intrattenersi, soggiunge subito: « Le tue mammelle sono migliori, ecc. ».
Non capisco come ciò sia, e godo immensamente di non capirlo. Veramente, figliuole mie, qui l’anima deve ammirare più le cose che non si comprendono, che quelle che i no­stri piccoli intelletti possono comprendere, perché queste non ispirano tanta ammirazione e rispetto per Iddio, quanto quelle.
Ecco una raccomandazione che mi preme di farvi. Quando leggete un libro, ascoltate una predica o pensate ai misteri di nostra santa fede, se v’incontrate in qualche cosa che non sapete comprendere, non affannatevi, né sforzate l’intelletto: non sono cose per donne. Anzi, molte neppure per uomini.
Quando Sua Maestà ce ne vuol dare l’intelligenza, lo fa senza alcuna nostra fatica. Questo dico per noi donne, come pure per quegli uomini che non hanno la missione di difendere la verità con la loro dottrina, diversamente da quelli che il Signore incarica d’istruirci, perché è chiaro che questi, devono faticare per meglio approfondirsi, e in ciò guadagnano assai. Noi invece accettiamo con semplicità quanto il Signore ci dona, guardandoci dall’affannarci, per cercare quello che ci rifiuta. Anzi dobbiamo rallegrarcene, pensando d’aver un Dio e un Maestro così grande, una cui sola parola contiene tanti e tanti misteri, di cui noi non comprendiamo neppure il principio.
Non vi sarebbe meraviglia se si trattasse di un testo latino, ebraico o greco, ma altrettanto avviene per un testo volgare. Per non parlare che dei salmi del glorioso re Da­vid, quante cose contengono che, pur tradotte in volgare, ci sono oscure come in latino! Perciò guardatevi dal pre­tendere di comprenderle e dall’affaticarvi l’intelletto! Le don­ne non hanno bisogno, che di quanto comporta la loro in­telligenza. Dio le ricolmerà dei suoi doni anche solo con questo.
Quando Sua Maestà vorrà farcele capire, le compren­deremo senza troppo affannarci. Ma per il resto, umiliamoci, rallegrandoci, ripeto, d’aver un Dio così grande, le cui parole ci sono incomprensibili; anche se dette nella nostra lingua.
Vi parrà che certe cose di questi Cantici si pote­vano dire in altro modo. Tanta è la nostra grossolanità, che di ciò non mi stupisco. Ho sentito dì alcuni che evitavano perfino di udirle! Oh, Dio! Quanto è grande la nostra mi­seria! Ci avviene come a certe bestie velenose che cam­biano in veleno tutto quello che mangiano.
Mentre il Si­gnore, ci concede tante grazie nel farci intendere quel che avviene in un’anima che Egli ama; mentre c’incoraggia ad intrattenerci e a deliziarci con Lui, noi ne prendiamo paura e interpretiamo le sue parole secondo la debolezza del no­stro amore.
Oh, Signor mio, come ci serviamo male dei vostri benefici! Per farci conoscere l’amore che ci portate, ricor­rete ad ogni sorta di mezzi e d’invenzioni; e noi, nella nostra scarsa esperienza del vostro amore, ne facciamo poco conto. Male abituati a quest’esercizio, lasciamo che i nostri pensieri vadano dove sono soliti andare, senza curarci di approfon­dire i grandi misteri, che lo Spirito Santo ha racchiuso nelle sue parole. Non dovrebbe forse bastare ad accenderci d’amo­re il pensiero che di questo linguaggio si è servito Dio stes­so, e che ciò non dev’essere senza una profonda ragione?

Mi ricordo di aver udito una predica molto bella, di un certo religioso, intorno alle delizie che la sposa trova nel suo Dio. Parlava d’amore, e non poteva altrimenti, perché era la predica del Mandatuni. Ma fu così male in­terpretato e si fece tanto di quel ridere, che io ne rimasi meravigliata.
Dipende tutto da quel che ho detto. Sì, lo vedo chia­ramente: ci esercitiamo così male nell’amore di Dio da sembrarci impossibile che un’anima sappia trattare con Lui in questo modo.
Se quei tali non ricavarono alcun profitto dalla pre­dica, fu perché non la capirono, immaginandosi, secondo me, che il predicatore dicesse cose di sua testa, mentre so d’altre anime che ne ebbero così gran vantaggio, conso­lazioni così abbondanti, e così stabile sicurezza nei loro dub­bi, che spesso, levano a Dio il loro grazie più sentito, per aver Egli lasciato un rimedio tanto salutare, a chi lo ama per davvero. Vedono e capiscono che Dio può appunto ab­bassarsi a quel modo; e se prima, quando Egli le favoriva di grandi grazie, non riuscivano a rassicurarsi, nonostante l’esperienza che avevano, ora invece con quelle parole si sentono più tranquille.
So di una persona, che passò vari anni in mezzo a gravi timori, senza potersi mai rassicurare, finché non udì, così permettendo il Signore, alcune parole dei Cantici, dalle quali comprese che la sua anima era su buona strada. Comprese infatti, ripeto, come sia possibile che l’ani­ma infiammata d’amore per il suo Sposo, soffra nelle sue relazioni con Lui, tutte queste ebbrezze, svenimenti, morti, desolazioni, delizie e contenti: sempre inteso che, per amor suo, abbia già lasciato tutti i piaceri del mondo e si sia to­talmente rimessa nelle sue mani, non solo a parole come fanno alcuni, ma sinceramente, a prova di fatti.
Figliuole mie, che eccellente retributore è il nostro Dio! Avete un Signore e uno Sposo, che tutto vede ed intende, e a cui nulla sfugge. Non lasciate di fare, per amor suo, tutto quello che è in vostra mano. Ve ne ricompenserà da pari suo, anche se non si tratta che di piccolissime cose, perché non bada che all’amore con cui le fate.

Termino con questo consiglio. Quando nelle sacre Scritture o nei misteri di nostra fede, v’imbattete in cose che non intendete, non fermatevi in esse, più di quello che vi ho detto, guardandovi poi dal meravigliarvi se v’incon­trate in parole di tenerezza, circa i rapporti che passano fra Dio e l’anima. Io mi meraviglio assai di più, quasi ad uscire di me, nel considerare l’amore che Dio ci ha portato e ci porta, nonostante quel che siamo. Esso è tanto grande che le parole con cui Egli lo manifesta, non mi sembrano affatto esagerate, avendocelo già dimostrato, assai più ardente, con le opere.
Arrivate a questo punto, vi prego per amor mio, di fermarvi un poco. Pensate all’amore che il Signore ci ha mostrato, e a quanto ha fatto per noi, e comprenderete chia­ramente che un amore così potente, e forte com’è quello che lo ha spinto a soffrire tante pene, non poteva essere ma­nifestato che con parole sorprendenti. (Pensieri sull’Amor di Dio cap. 1, 1-7)

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