Epistolario Santa Teresa (34)

I toni decisi di questa lettera mettono in evidenza la forza dei Santi che sempre ricercano la verità con parresia e coraggio.

 

A GASPARE DE VILLANUEVA, A MALAGÓN

Il  destinatario è un sacerdote di Malagón, che è stato cappellano e confessore delle Carmelitane, tra le quali ha due sorelle (Anna degli Angeli e Isabella dell’Ascensione). Perché ingenuo e poco prudente, si è reso responsabile di disordini e agitazioni nell’andamento interno della comunità. La Santa lo ha sostituito con un confessore Scalzo, ed ora lo invita a starsene lontano dalle monache.

Toledo, 2 (?) luglio 1577

Al magnificentissimo e reverendissimo signor licenziato Villanueva.

Gesù. – La grazia dello Spirito Santo sia con lei. Le lettere di vostra grazia mi hanno procurato molta afflizione, perché pensare che in qualcuno dei nostri monasteri le cose vanno peggio che in quelli delle calzate di Andalusia, mi da la morte.

Per la casa di Malagón ho avuto poca fortuna. Io non so che male può fare alle religiose la presidente, perché esse si comportino come vostra grazia dice nella lettera della madre priora, quando sareb­be bastato ciò che ha detto loro un tal superiore qual è nostro padre, per appianare tutto.

Si vede bene da ciò la loro scarsa intelligenza, né posso tralasciare di accusare vostra grazia, di cui so che ha tanto potere sulle religiose; se, infatti, s’impegnasse a fondo come quando esse sono state tentate di ribellarsi alla madre Brianda, si comporterebbero ben diversamente.

 Quello che guadagneranno da tutto ciò, è di non vederla più, anche se Dio le desse la salute, e di restare senza vostra grazia, perché Dio paga così chi Lo serve male, e vostra grazia vedrà dove va a finire gente così litigiosa, che mi da sempre vita travagliata; pertanto la supplico di dirlo da parte mia a questa Beatrice.

Sono in una tale disposizione d’animo verso di lei che non vorrei neanche sentirla nominare. Supplico vostra grazia di dirle che se comincia a contraddire la presidente, od opporsi a qualunque cosa si faccia nella casa, e io lo vengo a sapere, le costerà ben caro.

Vostra grazia insegni loro, come ha sempre fatto, per amor di Dio, a stringersi a Lui e non vivere in tale scompiglio, se tengono alla loro pace. Lei teme che ce ne siano altre come Anna di Gesù?

Certamente, ma io vorrei vederle in uno stato anche peggiore del suo, anziché disobbedienti, perché la vista di qualcuna che offenda Dio mi fa perdere la pazienza, mentre per tutto il resto constato che il Signore me ne da molta.

Circa la possibilità per Anna di Gesù di fare la comunione, è certo che lo può, essendosi esaminato bene il caso, e ora che l’ha fatta, continui così per un mese, perché se ne veda l’effetto. In proposito mi rimetto a ciò che la madre priora scrive a vostra grazia. Il fatto di non avvisare vostra grazia è stato un grande sbaglio; non sapendo di più, lei ha fatto abbastanza.

Per quanto riguarda il curato, ecco perché io temevo la partenza di fra Francesco, perché né il Provinciale vuole che si confessino sempre dallo stesso confessore, né ciò sembra oppor­tuno a me: l’ho già detto a vostra grazia. Mi riescono gravose le frequenti relazioni; io lo avviserò, perché è cosa a cui bisogna badare molto.

La presidente mi ha detto l’altro giorno che, riguardo a una certa cosa, vostra grazia non si accordava troppo con lei. Mi ha fatto capire che vostra grazia non crede ch’ella la tratti con sincerità.

Se manca di sincerità con lei, ritengo che sia molto male. Io le scriverò in proposito e le parlerò anche di altre cose in modo che non capisca che ne sono stata informata.

Sarebbe bene che vostra grazia le parlasse con franchezza e che si lamentasse di  come si è comportata con Anna di Gesù, perché se vostra grazia non districa ciò che il demonio ha cominciato a ordire, si andrà di male in peggio e sarà impossibile che vostra grazia lo sopporti con l’anima in pace; così, anche se mi dispiacerà molto che lei manchi da lì, ritengo che sia più obbligato a mantenere la sua pace che a farmi piacere.

Ce la conceda il Signore come può, amen.

Bacio molte volte le mani a quei signori.

Dicono che, anche se è morto il Nunzio, non è cessata la sua commissione, restando nostro padre quale Visitatore, cosa che per certi riguardi mi dispiace molto.

L’indegna serva di vostra grazia,

Teresa di Gesù.

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