Epistolario Santa Teresa (28)

ALLE CARMELITANE SCALZE DI SIVIGLIA
Al Carmelo di Siviglia è già passato un anno dal processo calunnioso. Beatrice, la Vicaria inetta, è stata rimossa. Recen­temente hanno professato due novizie. Prendendo motivo da ciò e dalle feste di Natale, quasi tutte le sorelle hanno scritto alla Santa. Ciò ha contribuito a ristabilire la pace e l’unione in casa. Ma restano tracce della dolorosa situazione passata. La Santa, con questa lettera, vuole assicurare la piena reintegrazione in comunità di Beatrice, la più colpevole. Ella è a Malagón a capo della comunità e dei lavori.
Malagón, 13 gennaio 1580

Gesù. – La grazia dello Spirito santo sia con loro, sorelle e figlie mie. Le loro righe mi hanno molto consolata e avrei ben voluto rispondere lungamente a ciascuna personalmente, ma me ne manca il tempo, perché le occupazioni mi sono d’impaccio, pertanto mi perdonino e accettino il mio buon volere. Sarebbe per me una gran consolazione conoscere quelle che hanno fatto la professione e quelle che sono entrate ora. Vive felicitazioni e auguri per essersi sposate a un Re così grande. Piaccia a Sua Maestà di renderle tali quali io desidero e come gliene rivolgo supplica, affinchè godano di Lui in quell’eternità che non ha fine.
A suor Girolama, che si è firmata «del letamaio», dico: piaccia a Dio che tale umiltà non sia solo a parole, e a suor Gabriella, che ho ricevuto il san Paolo, ch’era molto bello e, siccome somigliava’a lei perché piccolo, mi è assai piaciuto. Spero in Dio che la farà grande per la sua devozione. In verità, sembra che Sua Maestà voglia renderle tutte migliori di queste qui, avendo dato loro così grandi sofferenze, se non ne perdono il beneficio per loro colpa. Sia lodato per tutto, visto che hanno colto assai bene nel segno con le loro elezioni. Per me è stata una gran consolazione.
Qui l’esperienza ci fa vedere che la prima superiora posta dal Signore in una fondazione sembra aiutata da Lui in maggior misura e animata da più amore, per il profitto della casa e delle sue figlie, di quelle che vengono dopo, e così esse riescono a far progredire le anime. A mio parere, qualora non ci sia qualche mancanza di gran rilievo nella superiora agli inizi della sua carica, non dovrebbe esser cambiata in queste case, perché ciò comporta più inconvenienti di quanto loro non possano supporre. Il Signore le illumini affinchè riescano a fare in tutto la sua volontà, amen.
A suor Beatrice della Madre di Dio e a suor Margherita chiedo quello di cui prima d’ora ho pregato tutte, cioè di non parlare più del passato tranne che con nostro Signore o con il confessore; se in qualcosa sono state tratte in errore, dando informazioni prive della sincerità e della carità a cui Dio ci obbliga, usino loro ogni cura per tornare a parlarne con chiarezza e verità. Ciò che esigerà soddisfazione sia fatto, altrimenti saranno in preda all’inquietudine, perché il demonio non cesserà mai di tentarle.
Una volta soddisfatto il Signore, non c’è più da far caso di nulla; il demonio si è comportato in modo tale, cercando, pieno di rabbia, di arrestare questi santi princìpi, che c’è solo da stupirsi che non abbia fatto dovunque un gran male. Spesso il Signore permette una caduta affinchè l’anima si avvantaggi in umiltà, e quando si rialza con dirittura di condotta e conoscenza di se stessa, va poi sempre più progredendo nel suo servizio, come vediamo dall’esempio di molti santi. Pertanto, figlie mie mie, loro che son tutte figlie della Vergine, e sorelle, cerchino d’amarsi fra loro e facciano conto che non sia accaduto nulla. Parlo a tutte.
Ho avuto particolare cura di raccomandare a nostro Signore quelle che mi ritengono sdegnata contro di loro; certo, sono stata assai addolorata e più lo sarò se non fanno questo ch’io chiedo per amor del Signore. Ho sempre davanti agli occhi la mia amata Giovanna della Croce che m’immagino sia andata continuamente acquistando meriti ; se ha preso il nome della Croce, gliene è toccata una buona parte. Mi raccomandi a nostro Signore, e creda ch’Egli non avrebbe dato a tutte le consorelle questa penitenza per i suoi peccati né per i miei (che sono ben maggiori).
A tutte loro chiedo lo stesso, di non dimenticarmi nelle loro orazioni; me lo devono più di quelle di qui.
Nostro Signore le renda così sante come io desidero.

La loro serva,
Teresa di Gesù.

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