Epistolario Santa Teresa (25)

A volte si pensa che per essere santi bisogna essere seri, staccati, riservati nelle parole e anche nel manifestare i sentimenti.
In questa lettera, come in molte altre, s. Teresa non si vergogna di dimostrare affetto e interessamento verso le priore, le sorelle e anche verso i superiori.

ALLA MADRE MARIA DI SAN GIUSEPPE, A SIVIGLIA

Sono arrivate lettere in buon numero: tre della Madre Maria; una lettera e alcune licenze del Gracian; una della Priora di Paterna, da Malagón, da Beaseda Caravaca; dal padre Mariano che sta a Madrid: da Lorenzo de Cepeda, in Avila; da Leonora di San Gabriele, infermiera della Santa a Siviglia. «… lettere, per me fonte di vita», scrive Teresa. Ella sta «.come in tempo di guerra», poiché a Siviglia si è scatenata una tempesta di volgari calunnie contro il Gracian e le Scalze di Paterna. Vedere l’ambientazione della lettera 95 al Graciàn scritta lo stesso giorno e la lettera 93.
Toledo, 7 dicembre 157^

Per la madre Maria di San Giuseppe, priora di Siviglia.

Gesù sia con vostra reverenza. Oggi, vigilia della Concezione, il corriere mi manda le lettere e mi fa gran premura per la risposta; pertanto dovrà perdonare, figlia mia, la mia estrema brevità, mentre non vorrei esser mai breve con lei, verso cui si estende tanto il mio affetto, perché davvero l’amo molto, e che ora mi obbliga in tal misura per la cura, piena di attenzioni, che ha verso nostro padre, com’egli mi dice, da aumentare il mio amore; sono, inoltre, molto contenta che lo si faccia con tanta prudenza, perché io credo che né ora né mai ci sarà un altro padre con cui si possa trattare così.
Siccome, infatti, il Signore lo ha scelto per dar principio a questa Riforma, il che non si ripeterà ogni giorno, penso che non ve ne sarà un altro simile a lui. E quando i superiori non sono tali, tutto quello che serve ad aprire una porta comporta maggior male di quanto si possa immaginare.
Ma poi non ci sarà nemmeno troppo bisogno di questo; è ora, come in tempo di guerra, il momento in cui dobbiamo procedere con maggiore precauzione.
Dio ricompensi vostra reverenza, figlia mia, per la cura che si prende delle lettere, per me fonte di vita.
Questa settimana mi hanno consegnato tutte e tre quelle che dice d’avermi scritto; esse, anche se arrivano insieme, non sono certo male accolte. Sono rimasta commossa da quella di suor San Francesco, ch’è tale da potersi stampare; ciò che fa nostro padre ha dell’inverosimile. Benedetto sia chi gli ha dato tanta capacità.
Vorrei averne molta anch’io per tributargli la riconoscenza dovuta alle sue grazie, come quella che ci ha fatto nel darcelo come padre.
Vedo da qui, figlia mia, le pene e la solitudine in cui ora sono. Piaccia a Dio che non sia nulla la malattia della madre sottopriora; mi rincrescerebbe anche per il maggior lavoro che ricadrebbe su vostra reverenza. Sono stata assai contenta che le abbia fatto bene il salasso. Se quel medico l’ha capita, vorrei che nessun altro la curasse. Dio ci pensi.
Oggi mi hanno portato l’acclusa lettera della priora di Ivlalagón; è già molto che non stia peggio. Tutto quello che posso fare in pro della sua salute e della sua soddisfazione lo faccio, perché, a prescindere dal fatto che ben glielo devo, m’importa molto della sua salute; molto di più, però, quella di vostra reverenza, lo creda senza alcun dubbio: può immaginare da ciò quanto desideri che l’abbia!
Dall’accluso biglietto vedrà che Mariano ha ricevuto la sua lettera. Quella di mio fratello a cui si riferisce, le ho già scritto in una mia che credo d’averla strappata con altre; era ancora aperta, e dev’essere accaduto così.
Mi è dispiaciuto assai e mi son data molta pena per rintracciarla, perché era una gran bella lettera. Ora mi ha scritto d’avergliene inviato una con il mulattiere di là, pertanto non dico altro di lui se non che la sua anima progredisce molto nell’orazione e ch’egli fa un gran numero d’elemosine. Lo raccomandino sempre a Dio, come me. E resti con Lui, figlia mia.
Mi è rincresciuto più il fatto che quel priore non adempia bene il suo ufficio che non la sua pusillanimità. Anche nostro padre dovrebbe spaventarlo, dicendogli quanto c’è di cattivo in lui, e certamente lo farà.
Mi ricordi a tutti, particolarmente a fra Gregorio e a Nicola, se non è partito, e a quelle mie figlie; delle lettere di Gabriella…, me la saluti, come anche la sottopriora. Oh, poterle dare alcune delle religiose che qui sono di troppo!
Ma Dio gliene manderà. Già le ho raccomandato l’affare della flotta; vedo bene il da fare che c’è lì e ne sono molto preoccupata, ma spero in Dio che, avendo salute, provvederà a tutto. Sua Maestà me la conservi e la renda una gran santa, amen.
Sono stata molto felice che cominci ad accorgersi di quel che ha lì in nostro padre. Io me ne sono accorta fin da Beas.
Da laggiù e da Caravaca mi sono arrivate oggi alcune lettere. Accludo qui quella di Caravaca perché la legga nostro padre e anche vostra reverenza; dopo me la rimandi con questo stesso mulattiere; ne ho bisogno per quanto mi dice circa la questione delle doti. Quella scritta per la priora contiene molte lamentele nei riguardi di vostra reverenza.
Ora devo inviare a Caravaca una statua di nostra Signora riservata a loro, molto bella e grande, non ancora vestita, e mi stanno facendo un san Giuseppe, che non costerà loro nulla.
Lei adempie molto bene il suo ufficio, e ha fatto una cosa ottima ad avvertirmi dei pizzicotti, cattive abitudini ereditate dall’Incarna¬zione.

Oggi è… ma l’ho già detto. E io sono di vostra reverenza,
Teresa di Gesù.

Nostro padre ha risposto molto bene a tutto e mi ha inviato le licenze che gli ho chiesto. Baci per me le mani a sua paternità.

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