Epistolario Santa Teresa (22)

AL PADRE GIROLAMO GRACIAN, A TOLEDO (? )

Finito il via vai dei capitolari di Almodóvar, sopravviene una pausa di «bonaccia».
Scarseggiano le notizie dall’Andalusia, suo centro di attenzione. Nella celletta toledana, «appartata come un eremita e molto felice», la Santa legge la Bibbia, prega e scrive qualcosa di più importante delle lettere, le Fondazioni, e «queste sciocchezze». Costretta a mandare la lettera per il corriere di Madrid, scrive «in cifra» non facile da interpretare.

Toledo, 5 ottobre 1576

La grazia dello Spirito Santo sia con vostra paternità, padre mio.
Se non fosse giunta la lettera che vostra paternità mi ha inviato per la via di Madrid, sarei stata fresca, perché oggi è l’indomani della festa di San Francesco, fra Antonio non è venuto, e io non sapevo se vostra paternità fosse arrivato bene, finché non ho avuto la sua lettera.
Sia benedetto Dio che gode buona salute e che è così anche di Paolo, nel riposo della pace interiore. Sembra davvero un miracolo un miglioramento così perfetto.
Tutto ciò deve esser necessario alla nostra natura, perché cose di tal fatta ci aiutano molto a umiliarci e a conoscerci.
Io, qui, ho pregato molto il Signore di dargli un periodo di calma, sembrandomi sufficienti gli altri suoi travagli; vostra paternità glielo dica da parte mia.
Io, attualmente, non ne soffro alcuno; non so come questo andrà a finire, ma mi hanno dato una cella appartata simile a un romitaggio, molto allegra, sono in buona salute e lontana dai parenti, anche se tuttora mi raggiungono con le loro lettere; solo il pensiero di quello che accade laggiù mi è causa di pena. Posso affermare a vostra paternità che, per farmi stare a mio agio, l’ha indovinata a lasciarmi qui; anche riguardo alla pena che le ho detto, mi sento, del resto, più tranquilla del solito.
Ieri sera stavo leggendo la storia di Mosè e le tribolazioni che con quelle piaghe procurava a quel re e a tutto il regno, e come non l’abbiano mai toccato; in certo modo sono sbigottita e, insieme, lieta di vedere che nessuno ha il potere di nuocere quando il Signore non lo vuole.
Mi è piaciuta la storia del mar Rosso, perché mi veniva in mente quanto sia meno quello che noi domandiamo. Godevo di vedere quel santo in mezzo a tali lotte per ordine di Dio. Mi rallegravo di scorgere il mio Eliseo nella stessa situazione e l’offrivo di nuovo al Signore. Mi ricordavo delle grazie che mi ha fatto e quanto di lui Giuseppe mi ha detto: Ci resta da vedere ancora molto di più per l’onore e la gloria di Dio. Mi struggevo dal desiderio di trovarmi fra mille pericoli per servirlo. In queste e in altre cose simili trascorre la mia vita; così ho anche scritto le sciocchezze che qui vedrà.
Ora comincerò la storia delle Fondazioni di cui Giuseppe mi ha detto che sarà utile a molte anime.
Se Dio mi aiuta, lo credo anch’io; peraltro, indipendentemente da queste parole, io avevo già deciso di scriverla, perché ordinatami da vostra paternità. Sono stata molto contenta che nel Capitolo lei ne abbia dato così ampia informazione.
Non so come non si vergognino di quanto hanno detto quelli che hanno scritto il contrario. È una gran fortuna che comincino ad andarsene spontaneamente coloro che forse avrebbero dovuto andar via contro la propria volontà.
Mi sembra che nostro Signore vada sistemando i nostri affari. Piaccia a Sua Maestà che si concludano per la sua gloria e per il profitto di tali anime.
Vostra paternità farà assai bene ad ordinare dal suo convento quello che si dovrà fare; così non avranno da osservare se va o non va in coro. Glielo dico perché tutte le cose si facciano meglio.
Qui non mancano le preghiere, che sono armi migliori di quelle che usano cotesti padri.
Per mezzo del capocorriere ho scritto lungamente a vostra paternità, e in attesa di sapere se riceve tali lettere, non ne ho più inoltrate per quella via, ma per Madrid. Circa l’affare di David, io credo ch’egli abbindolerà il padre Speranza, come di consueto, perché stanno sempre insieme e suo fratello è partito; anche se la presenza di fra Bonaventura può fare molto, conoscendo entrambi l’affare, il che è una gran fortuna, perché, Dio mi perdoni, io desidererei che ritornasse alla sua prima vocazione; temo, infatti, che non possa far altro che crearci ostacoli. Da quando son qui non ne ho saputo più nulla.
La figlia e serva di vostra paternità,

Teresa di Gesù.

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