Epistolario Santa Teresa (18)

In questa lettera ancora una volta s. Teresa rivela il suo carattere forte, saldamente ancora in Dio, che non si lascia schiacciare e abbattere nonostante le innumerevoli difficoltà che sta vivendo, lei in prima persona, e i suoi Padri, agli albori della riforma carmelitana.

ALLA MADRE MARIA BATTISTA, A VALLADOLID

Sono arrivate alla Santa due lettere di Maria Battista e altre due da Don Alvaro de Mendoza e dal Padre Bànez. Quelle della monaca sono piene di consigli da fare esclamare a Teresa: «-Le dico che mi fa ridere. Ma in Siviglia, aggiunge, «-non siamo in condizioni di far poesie»: il Graciàn ha ripreso la visita dei Carmelitani Calzati con forte loro resistenza; a lei sono state notificate le decisioni del Capitolo Generale di Piacenza, contrarie alla sua persona. La Santa, a Siviglia, continua a star bene di salute, è riposata e molto tranquilla, perché non è oppressa dalla venerazione come in Castiglia (n. 4).
Siviglia, 30 dicembre 1575

Gesù sia con lei, figlia mia, e le conceda di vivere lunghi e buoni anni di vita, come io gliene rivolgo supplica. Le assicuro che mi fa ridere quando dice che un altro giorno m’informerà di quel che pensa di certe cose.
Scommetto che avrà da darmi nuovi consigli! L’ultimo giorno delle feste di Natale mi hanno consegnato la lettera che veniva per la via di Medina, e l’altra, con quella del padre mio, prima; non ho trovato nessuno di cui servirmi per rispondere.
Questa mi ha molto rallegrata per le notizie della signora donna Maria, di cui, avendomi scritto il vescovo che aveva la febbre, ero assai preoccupata; pertanto l’abbiamo tutte raccomandata grandemente a Dio. Glielo dica, con molte cose da parte mia. Sia benedetto Colui che le ha ridato la salute; mi ricordi anche a sua figlia e a tutte le sorelle.
La lettera è stata scritta più per devozione che per desiderio di adempiere un obbligo.
Vorrei essere in tale disposizione verso di lui che qualcosa di quanto gli dico fosse effetto di pura cortesia. È strano come l’affetto che ho per l’altro nostro padre non mi crei difficoltà, come se non fosse una persona. Esattamente non sa che le scrivo oggi. Sta bene. Oh, i travagli che soffriamo per queste riforme!
Non c’è obbedienza; li ha scomunicati; ci sono nuovi disordini, pertanto le assicuro che, da quando è qui, mi è toccata una parte ben più grossa di pena che di gioia; prima stavo molto meglio.
Se mi lasciassero fare, io sarei già con vostra reverenza, perché mi è stato notificato l’ordine del reverendissimo, di scegliere una casa dove restare sempre, senza far più fondazioni, giacché in conformità del Concilio non posso uscire. È evidente che ciò è dovuto a irritazione per la mia venuta qui. Ho visto una petizione in proposito di quelli «del panno», che pensavano di farmi un gran male, ed è per me, invece, un così gran bene che temo ancora non si avveri.
Io vorrei scegliere la sua casa per certe ragioni che non sono da dirsi in una lettera, tranne una, e cioè la presenza lì del padre mio e di vostra reverenza. Il padre Visitatore non mi ha permesso di partire da qui, e per ora ha più autorità lui del nostro reverendissimo Generale: non so come si andrà a finire.
Per me sarebbe cosa ottima non trovarmi ora in questa baraonda di riforme, ma il Signore non vuole che mi liberi da simili travagli, che sono assai spiacevoli per me.
Nostro padre dice che al venire dell’estate partirò. Per quanto si riferisce a questa casa, voglio dire alla sua fondazione, la mia mancanza da essa non implica alcuna conseguenza; per la mia salute è evidente che questo paese mi conviene di più, e così anche, in parte, per il mio riposo, non essendoci idea, qui, della vanagloria da cui lì sono affetti per me, ma ci sono altre ragioni per le quali credo che sarà preferibile stabilirsi là; una è quella d’essere più vicina ai monasteri. Il Signore indirizzi le cose come vuole; io non penso d’avere un’opinione mia, visto che dovunque mi manderanno sarò contenta.
Mio fratello è ritornato, e sta molto male in salute; ora però, è senza febbre. Non è riuscito a nulla nelle sue trattative d’affari, ma siccome quello che aveva qui è ben sistemato, ha di che vivere largamente. Ritornerà là in estate, perché ora non era la stagione adatta. È contentissimo di stare con sua sorella e con Giovanni de Ovalle, tanto essi lo coprono di attenzioni e ne assecondano i desideri; allo stesso modo sono assai contenti anche loro di trovarsi con lui.
È stato qui solo un breve momento, e così non gli ho parlato di quella sua proposta, ma credo che basterà solo dirglielo perché lo faccia; per quello di cui hanno bisogno i suoi figli, un paggio è anche troppo.
Mio fratello dice che, s’egli viene qui, sua madre può ritenere ch’è come se stesse con lei; e se è adatto al suo compito ed è virtuoso, studierà con loro a Sant’Egidio, dove si troverà meglio che altrove.
Giovanni de Ovalle (non appena ho detto ch’era un desiderio di vostra reverenza) afferma di prendere talmente a cuore l’affare, che ne ho riso; egli fa con piacere ciò che immagina sia la mia volontà; per questo sono riuscita a renderli così inti¬mamente uniti con mio fratello, che spero in Dio abbiano a guadagnarci molto, e lui non perde con loro, perché ha la pace.
Giovanni de Ovalle è estremamente buono con lui; i bambini non finiscono di lodarlo. Lo dico perché, dato il caso che questo ragazzo venga qui quando essi non siano ad Avila per aprile, non avrà da apprendere da alcuno null’altro che virtù.
Se potessi sistemare tutto, ne sarei molto contenta, per togliere al padre mio questa preoccupazione; sono stupita, considerato il suo carattere, che prenda la cosa tanto a cuore: dev’essere Dio a ispirarlo, visto che i genitori del ragazzo non hanno altra soluzione.
Mi dispiacerà molto s’egli andrà a Toledo. Non so come preferisca star lì anziché a Madrid; temo che il mio desiderio non si effettuerà.
Dio disponga le cose perché giovino meglio al suo servizio, che è quanto importa. Mi dispiacerà per lei e mi diminuirà molto il desiderio di stare in cotesta casa. Sono sicura, come ho già detto, che mi ordineranno di risiedere dove sarà più necessario.
Per quanto si riferisce a sua sorella, non c’è da parlarne fino a che nostro padre 10 non venga da quelle parti; certo, ho paura che per liberarli da spese non infliggiamo loro un peso maggiore, perché, cresciuta tutta la vita là, non so come si potrà abituare qua, e da quel che press’a poco ho capito, non deve andare troppo d’accordo con le sue sorelle. Voglio dire che deve agire un po’ di testa sua; purché non si tratti d’una santità di malinconia! Infine, nostro padre s’informerà di tutto, e fino ad allora non ne parliamo più.
Le avranno già dato una mia lettera in cui le dicevo di aver mandato una priora da qui per Caravaca. Ha preso la decisione con molta gioia, e anche la priora di Malagón, dove si è fermata, mi scrive ch’è contenta. Le dico che dev’essere una bell’anima; mi ha scritto che desiderava avere notizie di vostra reverenza; parla molto di quel che le deve e manifesta grande amore per lei. La casa sarà stata ormai fondata prima di Natale, da quel che mi pare, ma non ho saputo nulla.
Credo che farà bene a non dire nulla del paggio al padre mio, fino a che io non ne parli a mio fratello. Mi scriva che età ha e se sa leggere e scrivere, essendo necessario che faccia gli studi con loro. ” Mi raccomandi molto alla mia Maria della Croce e a tutte, come anche a Dorotea.
Ma perché non mi ha detto come sta il cappellano? Se lo tenga caro, che è un gran buon uomo. Mi dica anche come si trova con la sistemazione della stanza e se va bene d’inverno come d’estate. Scommetto che, per quanto ella dica della sottopriora, lei non è certo più sottomessa. Oh, Gesù, come noi non ci conosciamo! Sua Maestà ci dia luce e la protegga.
Per quanto riguarda le cose dell’Incarnazione, può scrivere a Isabella della Croce; io posso essere molto più d’aiuto da qua che da lì, ed è quanto faccio sperando in Dio, se da vita al Papa, al re, al Nunzio e a nostro padre per uno o due anni ancora, che tutto resterà ben sistemato. Chiunque di loro venisse a mancare, saremmo perduti, sapendo qual è la disposizione d’animo del nostro reverendissimo verso di noi, anche se Dio, certo, vi porrebbe rimedio per altre vie.
Ora mi propongo di scrivergli e servirlo più di prima, perché l’amo molto, e molto gli devo. Mi dispiace assai vedere come agisce in base a cattive informazioni. Tutte le si raccomandano vivamente.
Non siamo in condizioni di far strofe. Lei pensa che le cose siano tali da permetterci questo?
Raccomandino molto nostro padre a Dio, perché oggi una persona autorevole ha detto all’arcivescovo che forse lo uccideranno. Sono in uno stato da far pietà, tanto più grande se vedesse le offese recate a Dio in questo luogo da monache e frati. Sua Maestà vi ponga rimedio e liberi me da qualunque colpa, perché io lì non so…
Ma se ciò può essere in qualche modo al servizio di Dio, la mia vita è ben poca cosa; vorrei averne molte.
Domani è la vigilia dell’anno nuovo.
Di vostra reverenza,

Teresa di Gesù.

Da queste parti fa un tempo tale che vado a cercare il freddo di notte. C’è di che lodarne Dio. Per lo meno ai fini della mia salute è buona terra, e, ciò malgrado, non ne faccio oggetto del mio desiderio.
… Il fratismo di mio fratello non è andato né andrà avanti.
A questo punto il testo è interrotto: reca poche parole smozzicate che non permettono di dare alcun senso.

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