Epistolario Santa Teresa (17)

Nella lettera che vi proponiamo possiamo cogliere uno degli aspetti del carattere e della personalità di s. Teresa,
ossia la sua fermezza nelle decisioni e nel richiamare alla verità delle cose.
Tratto che rivela soprattutto con le monache dei suoi monasteri, priore e non, che guida con amore e autorevolezza di Madre.

Siviglia, 28 agosto 1575
Per la madre priora Maria Battista (cugina di s. Teresa).

Gesù sia con vostra reverenza, figlia mia. È strano come quasi tutte le lettere che ricevo mi stanchino tranne le sue (non mi riferisco a quelle dei confessori), e ancor più le risposte, mentre l’una e l’altra cosa mi è di conforto se si tratta di vostra reverenza. Ben grande consolazione è quella di sapere che sta meglio. Dio sia benedetto per tutto.
Avrà già avuto notizia dell’arrivo dei miei fratelli con quest’ultima flotta. Lorenzo de Cepeda è quello ch’io amo, e le assicuro che, quand’anche non fosse un fratello, sarebbe degno d’essere amato, essendo così virtuoso e così servo di Dio. Ha una gran bell’anima. Si va riprendendo perché all’arrivo era molto debole. È stata una provvidenza di Dio ch’io mi sia trovata qui; egli non fa che rallegrarsene.
Molte cose gli sono causa di gioia… Infine, io lo sopporto meglio. Teresa avrà otto o nove anni, ed è molto buona e graziosa.
Egli vuole fermarsi qui quest’inverno per non allontanarsi da me. Ho disposto che mia sorella e suo marito lo raggiungano, e ch’egli resti in casa loro quando andrà alla Corte, ove deve recarsi per forza.
Porta ben di che vivere, ed è assai stanco di tutto. La sua gioia sarebbe la solitudine. Dio gli fa molte grazie.
Lo preghino lì perché gli conceda di sistemarsi dove meglio gli… Voglio cominciare a rispondere alla sua lettera; ne sono giunte molte a cui devo rispondere, specialmente da Medina.
Tale casa mi procura sempre un gran tormento: ora hanno rivolto preghiera ad Ascensio di assumere su di sé la cappella maggiore, perché donna Elena faccia la chiesa; gli si deve tanto, e le religiose hanno così gran necessità di uscire da quel coro, che non so che cosa dire, né chi può farle entrare in case estranee.
Anche se vostra reverenza è molto orgogliosa della sua novizia, io la informo che qualora ci fosse accordo lì per la religiosa di cui parla tanto, non si potrebbe tralasciare di pren¬derla, perché ciò ch’è fatto è molto più importante. E vostra reverenza non sia così sottile; basta che si occupi della sua casa; potrebbe esser stato di gran danno ritardarne l’ingresso.
Creda che quando è in gioco il profitto di molte anime, non hanno importanza certe considerazioni; basta mandarla là dove non la conoscano, e non penso che ovunque possa esserci ciò ch’ella cerca: in alcune case non ci sarebbero religiose se si andasse tanto per il sottile; al principio, e in trattative d’affari, bisogna pur adoperarsi in qualche modo, com’è stato per San Giuseppe di Avila e in tutte le case; pertanto dovrà farsi così anche là, o resteranno senza religiose…; le dico che se avessi capito in principio la situazione, non l’avrei accettata, ma non c’era più niente da fare, e poiché vostra reverenza non me ne aveva scritto nulla, non conveniva turbare le altre, quando si sapeva ch’io l’avevo accettata, ed era chiaro che dovevo sapere se mancava il numero stabilito o no.
Non tema che manchi un luogo dove collocarla.
È spiacevole che lei pensi di sapere tutto e che dica d’essere umile, quando non vede altro che la sua casetta, e non ciò ch’è essenziale per tutte le altre. È cominciare a creare uno stato d’inquietudine capace di farci perdere tutto. Non era lei che volevo mandarle là, ma una parente dello stesso padre Olea, che ora non vuol più venire. Sarebbe bello dar inizio a qualcosa e lasciarla poi in sospeso per l’intransigenza di vostra reverenza, atteggiamento che nessuna priora ha preso con me, e neanche quelle che priore non sono! Le assicuro che, così facendo, lei rischia di perdere la mia amicizia.
Sappia che mi rincresce che le sembri che non ci sia nessuno capace di vedere le cose come lei; ciò deriva, come le ho detto, dal fatto di non occuparsi d’altro che della sua casa e non di ciò che conviene a molte altre. E non basta che lei sia libera, ma deve far vedere anche alle altre d’esserlo. Forse quella religiosa sarà più santa di tutte.
Non so come da tanto spirito tiri fuori tanta vanità. Se vedesse ciò che accade qui, quando si tratta d’avere uffici e di venderli, e l’importanza che questo ha, reste¬rebbe sbalordita.
È bene far ricorso a sagge considerazioni, ma non con tanto vigore, perché nessuno mi farà credere che ciò nasca da umiltà; certo, tutta la colpa è mia per non essermi informata dallo stesso padre di quello ch’ella valeva. Siccome me ne aveva dato un’altra estremamente buona, ho pensato che lo fosse anche questa. Comunque, tutto quel che si è fatto è stato bene farlo, perché gli si deve molto.
Per quanto si riferisce… il padre Graciàn…, con l’amicizia che ho per lui, si stupirebbe di quello che accade. Non ho potuto fare altrimenti, né me ne pento. Se lei gli trova difetti, sarà perché lo tratta poco e lo conosce male. Le assicuro ch’è un santo e per nulla avventato, ma molto cauto. Ne ho già fatto esperienza: gli si possono affidare ben altri libri.
Lei dice che da quando l’ho qui, non mi ricordo del padre mio fra Domenico. Sarà che sono così differenti l’uno dall’altro, che ne resto stupita, perché il primo ha per me un’amicizia il cui solo vincolo è quello dell’anima. È come trattare con un angelo, quale egli è e quale è sempre stato, e, anche se lo è ugualmente l’altro, io non so in che tentazione sia caduta da ritenere che si tratti di cosa del tutto diversa. Sia benedetto Dio, visto che sta meglio. Gli dia i miei saluti.
Oh, che vita le toccherà fare con quella che dice che sta lì peggio di me!, anche se capisco che tutte le mie paure consistano nel temere che perda la sua santa libertà; che se fossi sicura di questo, eccezion fatta per l’ingratitudine, so che non ne farei alcun caso, come non ne faccio alcuno di quella che ora è con lei.
Sappia che da quando sono stata lì, sono venuta via più sicura che mai che non l’ha contro di me, e ne ho avuto profitto, come anche di constatare che ogni giorno che passa,…giacché quest’altra amicizia, come le dico, mi da piuttosto libertà. È una cosa assai diversa, la soggezione non è dovuta alla volontà, ma al fatto di capire che si compie quella di Dio, come le ho detto.
Perché non mi dice se ha giudicato buono il piccolo libro chi ha ritenuto degno di lode il grande?
Mi faccia indicare ciò che bisogna togliere da esso; sono stata assai contenta che non li abbiano bruciati, e sarei felice se il grande restasse per quando… sapendo quel che so… lo distrugga, ad evitare che per colpa mia… e si giovi a molte anime, perché a me che importa d’altro?
Io voglio la gloria del mio Signore e che vi siano molti pronti a lodarlo, e vorrei anche, certo, ch’essi conoscessero la mia miseria.
Una delle cose che mi rende contenta d’esser qui e che mi ci farà restare più a lungo, è che non c’è idea di quella farsa di santità di cui ero oggetto da quelle parti, il che mi lascia vivere e procedere senza la paura che avevo lì che tutto quel castello in aria dovesse cadérmi addosso… è ormai passato tanto tempo senza vederla.
Per quanto riguarda Caterina di Gesù, sarà già stato lì il padre Gracian, a quale ho scritto di esaminarla bene, e vostra reverenza gli avrà parlato.
Mi conforta molto, che sia lui a occuparsene.
Per il resto dico che oggi è la festa di Sant’Agostino. Dico la data perché non abbia a cercarla.
Sta per entrare una novizia, ricca e buona. Se entrerà, ci adopereremo subito a cercar casa. Sappia che molte di queste consorelle ricamano. L’ultima che è entrata ha mani preziose.
Di vostra reverenza,

Teresa di Gesù, Carmelitana.

16. Conservino accuratamente questi quaderni. In alcuni ci sono cose utili per prepararsi alla professione e, in caso di tentazioni, per il comportamento da seguire. Li faccia leggere alla mia Casilda e poi… Faccia recapitare l’acclusa lettera a donna Guiomar, a cui scrivo in continuazione, ma tutte le lettere si perdono, ed ella poi si lamenta e con ragione.
Vorrei scrivere alla sottopriora Dorotea della Croce, ma sono arrivate tante lettere che mi hanno stancata… in un modo o in un altro cercherò di far sì che esca, anche se non posso persuadermi… e la soggezione non è dovuta alla volontà, ma al fatto di capire che si compie quella di Dio, come ho detto.

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