Epistolario Santa Teresa (14)

In questi giorni pasquali, al posto di una lettera di s. Teresa, proponiamo il brano di una relazione spirituale scritta per il suo confessore dove racconta di un’esperienza fatta nel giorno di Pasqua.
Ciò che vivono i santi non deve scoraggiare:
tutti siamo chiamati a vivere in comunione con Dio.
Sarà Lui a farci trovare la strada personale, da noi vuole solo la disponibilità.

Salamanca (Aprile 1571)

Ieri fui tutto il giorno come in profonda solitudine.

A parte il momento della comunione, non mi valse nulla che fosse Pasqua. A sera, mentre eravamo insieme, si cantò una canzoncina sul tormento che si prova nell’esser lontani da Dio. E siccome ero già tutta spasimante, ne ebbi tale impressione che, malgrado ogni mia resistenza, le mani mi si cominciarono ad irrigidire, e a quel modo che soglio uscire di me per l’eccesso della gioia, così allora per la gran pena che sentii: l’anima rimase sospesa come fuori dai sensi. Finora non sono riuscita a capire come ciò sia avvenuto. Credo che dipendesse dal parermi – alcuni giorni fa – di non aver più i grandi impeti di una volta. Ma non so se possa essere così. Prima non arrivava mai a trarmi fuori dai sensi, nonostante che la pena fosse così forte da farmi emettere alte grida senza potermi contenere, per esser appunto ancora in me. Ma ora si è talmente aumentata da doversi chiamare trafittura, per cui si comprende meglio quello che la Madonna ha sofferto. Finora, come dico, non ho mai saputo cosa volesse dire trafittura. Rimasi così affranta nel corpo, e con le mani così slogate e indolenzite, che neppur ora posso scrivere se non con grande difficoltà. Quando mi verrà a far visita, mi dirà se può darsi un’estasi di pena, se io sento le cose come sono, o se m’inganno. La pena mi durò fino a stamattina, quando, trovandomi in orazione, fui presa da un grande rapimento, nel quale mi sembrò che nostro Signore mi portasse l’anima innanzi al Padre e gli dicesse: Colei che mi desti, ecco io ti do. E mi parve che il Padre mi attirasse a sé. Ciò avvenne non per via d’immagine, ma mediante una certezza assai grande, accompagnata da una delicatezza spirituale così intensa da non potersi spiegare. Il Padre mi disse varie parole che ora non ricordo, alcune delle quali alludevano alle grazie che mi voleva fare. E mi tenne così, presso di sé, per un po’ di tempo. Vedo anch’io che le sue molte occupazioni le impediscono di star qui a consolarmi, anche allora che un po’ di consolazione mi sarebbe necessaria. Senza dubbio, i suoi affari sono molto più importanti. Tuttavia, siccome ieri se n’è andato quasi subito, sono rimasta un po’ triste e desolata. Poi ne ho avuto scrupolo, perché, essendo staccata da ogni creatura e assorta nella solitudine che ho detto, temetti d’incominciare a perdere questa mia libertà. Ciò avveniva ieri sera. Ma il Signore rispose ai miei timori dicendomi di non meravigliarmi, perché, come i mortali desiderano la compagnia per parlare delle loro gioie mondane, così l’anima, quando s’incontra con chi la capisce, desidera di comunicargli le sue gioie e i suoi dolori, rattristandosi se non trova nessuno. Poi aggiunse: « Ora egli va bene: le sue opere mi piacciono ». Siccome il Signore si fermò con me qualche istante, mi ricordai di aver detto a Vostra Grazia che tali visioni passano rapidamente. Egli allora mi disse che queste sono diverse dalle visioni immaginarie, e che nelle grazie di cui ci favorisce non vi è regola fissa, perché un giorno conviene che ce le faccia in un modo, e un giorno in un altro. Una volta, appena fatta la comunione, mi parve chiarissimamente che nostro Signore mi si sedesse accanto, cominciandomi a consolare con molte attestazioni di bontà, e dicendomi fra l’altro: Eccomi qui, figliuola: sono io. Mostrami le tue mani. E parve che me le prendesse. Poi, portandosele al costato, aggiunse: Guarda le mie piaghe! Tu non stai senza di me. La vita passa rapidamente. Ho compreso da certe sue espressioni che, dopo la sua ascensione al cielo, non è più disceso sulla terra per comunicarsi agli uomini altro che nel Santissimo Sacramento. Mi disse inoltre che, appena risorto, si era mostrato a nostra Signora (la Madonna) perché ne aveva gran bisogno. Il dolore la teneva così assorta e alienata, che non riusciva a tornare in sé neppure per godere di quella gioia. E da ciò capii qualche cosa di quella mia, trafittura, benché assai diversa da quella della Vergine. Come sarà stata la sua? il Signore stette con lei molto tempo, essendo ciò necessario per consolarla.

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