Settimana santa (7)

 VEGLIA PASQUALE

VANGELO MT.28,1-10

1Dopo il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare la tomba. 2Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. 3Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve. 4Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero come morte. 5L’angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. 6Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. 7Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”. Ecco, io ve l’ho detto».
8Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. 9Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. 10Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».

Le pie donne che vanno al sepolcro per esternare la loro fedeltà al Maestro ucciso, trovano il sepolcro vuoto e un angelo sfolgorante di luce che dà loro l’annuncio:“ non è qui è risorto”. L’alba della pasqua. La premurosa volontà delle pie donne è premiata dall’annuncio dell’angelo, ma questa voce dell’angelo risuona nel mondo: Cristo è risorto come aveva promesso. Lo vedranno anche loro, gli cadranno ai piedi adorando, saranno confermate nella fede, andranno dai discepoli ad annunziare: il Signore è risorto.
La concitazione umana di questi momenti sublimi noi la riviviamo in questa liturgia: anche noi siamo colpiti dal grido “non è qui è risorto”, ma perché non sia un equivoco pensare che non è qui perché è scomparso, ecco che Lui si fa presente, non è qui morto, ma è qui risorto; non è qui vinto dalla malizia degli uomini, ma vittorioso per il suo amore.
Il suo olocausto ancora una volta diventa olocausto del mondo.
La nostra fede è interpellata; in questa celebrazione pasquale ci dobbiamo domandare fino a che punto il nostro credere che Cristo è risorto incida nel nostro spirito e fino a che punto questa fede nel risorto diventi la sorgente del nostro amore e della nostra fedeltà.
Il Signore risorto resta con noi, lo supplichiamo che resti con noi; sappiamo che resta nella memoria del mistero, sappiamo che resta nella celebrazione dell’Eucaristia, sappiamo che resta nella fecondità della Chiesa, sappiamo che resta nei prodigi incessanti del suo misericordioso perdono dei peccati dell’uomo.
Resta con noi Signore.
Nei giorni pasquali diranno così i discepoli di Emmaus: resta con noi Signore perché si fa sera. Resta con noi Signore perché si fa sera.
Le ombre della sera incombono troppe volte sul nostro cuore, sulla nostra mente, sulla nostra storia e allora, invece di incupire nella disperazione o nell’inerzia ripetiamo con la fede “resta con noi Signore” lo diciamo cantando l’alleluia della pasqua, rinnovando il Credo della fede, glielo diciamo nella comunione fraterna che ci raccoglie intorno a Lui per gridargli il nostro gioioso e gaudioso alleluia”: Cristo è veramente risorto.

 

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