Settimana santa (3)

 MARTEDI’ SANTO

VANGELO Gv. 13, 21-33. 36-38

Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». 22I discepoli si guardavano l’un l’altro, non sapendo bene di chi parlasse. 23Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. 24Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. 25Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». 26Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariota. 27Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui. Gli disse dunque Gesù: «Quello che vuoi fare, fallo presto». 28Nessuno dei commensali capì perché gli avesse detto questo; 29alcuni infatti pensavano che, poiché Giuda teneva la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. 30Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte.
31Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. 32Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. 33Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire. 34Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. 35Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».
36Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». 37Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». 38Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte.

La pagina evangelica che è appena stata annunciata ci rivela come Gesù nella notte precedente la sua morte abbia vissuto il peccato dell’uomo commesso da Giuda con il tradimento e commesso da Pietro con la negazione. Gesù sa, non è sorpreso da questa debolezza e da questa iniquità umana che attribuisce anche alla presenza di satana. Sa che questi eventi così tristi da parte dell’uomo sono da Lui vissuti come compimento di una divina volontà e come un cammino attraverso il quale Egli, facendo la volontà del Padre, arriva alla gloria. Conosce il peccato dell’uomo e conosce la gloria di Dio; questo tragico contrasto tra il peccato dell’uomo e la gloria di Dio, piombano su Cristo come l’immensità dell’olocausto che deve consumarsi attraverso il quale la redenzione dell’uomo si compie e la rivelazione della misericordia infinita di Dio si manifesta: gli uomini peccano e Dio glorifica Cristo, gli uomini peccano e Gesù viene glorificato. La scelta di subire le conseguenze del peccato, le subisce con l’obbedienza dell’olocausto rendendo così le conseguenze del peccato frutto di redenzione e di salvezza. Dobbiamo riflettere: è facile indignarsi del peccato dell’uomo, è facile protestare la propria innocenza, è facile non riconoscersi nel peccato degli altri, ma siamo poveri, siamo deboli, siamo esposti alle tentazioni di satana; è bene che ce lo ricordiamo sempre, perché la nostra fedeltà venga più illuminata dalla gloria di Dio che non dalle ambiguità delle nostre colpe.
Sentire Gesù, nella notte dell’agonia, che glorifica il Padre che a sua volta glorifica il Figlio, davvero è un evento straordinario, che dà un senso di eternità alla vita e che aiuta a vivere le fragilità, le debolezze umane con l’umiltà, con la pazienza e soprattutto con l’offerta a Cristo Signore perché Lui redima, perché Lui salvi.
L’evangelista nota che su questo si compie l’intera notte, notte fonda, notte senza luce, notte in cui l’uomo brancola se non crede nella gloria di Dio e se nella gloria di Dio non sa vivere,non sa soffrire, non sa morire, non sa benedire, non sa adorare, non sa ringraziare.
Sia benedetto il Signore che ci insegna la forza della Sua redenzione e conforti la fragilità della nostra vita. Così sia.

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