Epistolario Santa Teresa (8)

Ancora una lettera della s .madre Teresa riguardo la fondazione dei suoi monasteri.
A chi la vuole aiutare dà le indicazioni necessarie per la buona riuscita della costruzione dell’edificio e soprattutto della comunità.
Con la sua solita libertà d’animo non esita a manifestare i suoi sentimenti.

A DON TEUTONIO DE BRAGANZA, A SALAMANCA
Risponde ad una lettera di don Teutonio, densa di contenuto. Egli è ritornato da un viaggio di affari, ma non tutto gli è andato bene. Continua ad interessarsi delle fondazioni teresiane e abbonda in progetti, per Salamanca (monache e frati), Zamora, Torrijos, Madrid, e per il «convento della contessa». Ha indicato alla Santa un canale sicuro per il carteggio. Ha fatto l’apologia delle sue uscite dalla clausura, già criticate nelle alte sfere ecclesiastiche. L’ha avvertita perché si guardi da una persona poco fidata. Infine le ha confidato le proprie difficoltà di vita spirituale. La Santa è a Valladolid per risolvere il caso di Casilda de Padilla. È alla vigilia di proseguire il viaggio per Medina, Avila, Toledo, Beas. Non le è possibile una deviazione per Salamanca sino al ritorno (verso aprile?), ma intanto promette un carteggio frequente.

Valladolid, 2 gennaio 1575

Gesù. – La grazia dello Spirito Santo sia sempre con vostra signoria e le dia tanti e tanto felici inizi di anno, come io desidero per lei, in quella santità che lo supplico di concederle. Speravo molto di vedere la scrittura della signoria vostra e di assicurarmi che fosse a Salamanca, perché non sapevo dove scriverle, e ora non so quanto tempo avrò per poterlo fare lungamente come desidero, visto che il messaggero latore della presente è assai sicuro. Io sto e sono stata bene, il che è molto in questa stagione.
Sua Maestà ricompensi vostra signoria della scrupolosa cura che ha posto nell’adempiere tutto ciò di cui l’ho supplicata; infine, mi sembra che la Vergine nostra Signora abbia scelto vostra signoria come protettore del suo Ordine. Mi conforta pensare che gliene darà miglior ricompensa di quanto io non saprò ottenerne, pregandola, anche se mi adopero a farlo.
Il monastero di Zamora è sospeso per ora,1 anzitutto perché non è stagione conveniente, mentre è adatta per le regioni molto calde, e poi perché chi ci dava la casa sembra che non abbia corrisposto a quanto ci attendevamo da lui, e ora è assente; ciò malgrado, non si son rotte le trattative. Ho, però, ugualmente considerato quanto sia faticoso per una casa di povertà2 avere un fondatore che non sia molto disposto ad aiutare, soprattutto se gliene spetta il patronato. Ritengo che sarà meglio dare alla fondazione un diverso inizio, comprando la casa, ma occorrerà più tempo. Il Signore ce la darà quando vorrà che ciò si faccia. Vostra signoria mi ha reso un gran servigio nell’ottenermi al tempo giusto l’autorizzazione. Quando si presenterà l’occasione di un corriere, la mandi, ma non c’è ragione d’inviare un proprio messaggero.
Per quanto riguarda Torrijos,3 non se ne preoccupi minimamente, perché davvero il luogo non è assolutamente di mio gusto. Ne accetterei la fondazione solo per il fatto che vostra signoria me ne da l’incarico; e prendervi tal sorta di persone, la cui dote ci sia così necessaria, che, se non son fatte per l’Ordine, noi non possiamo mandarle via subito, sarebbe una cosa che in queste case non si può ammettere.
Mi dispiace che non sia riuscito troppo bene quello ch’era l’intento del suo viaggio; ciò nonostante spero nel Signore che le sue parole non avranno mancato d’essere molto utili, anche se non se ne veda subito l’effetto. Piaccia al Signore che le vada bene l’affare di Roma. Io insisto molto a supplicarlo di ciò, se dev’essere per il suo servizio, e spero che lo sia, s’Egli lo vuole, poiché glielo si chiede di continuo.
Riguardo al monastero della contessa,4 non so che dire, perché me ne parlano da molto tempo, e io le assicuro che preferirei fondarne quattro di religiose (in cui, in quindici giorni a partire dalla fondazione, il nostro modo di vivere è bell’e sistemato, e quelle che entrano non devono far altro che uniformarsi a ciò che vedono fare dalle altre che già son li), che non ridurre tali benedette creature, per sante che siano, al nostro modo di vivere. Ho parlato con due di loro a Toledo, e vedo che son buone e che, come vanno, vanno bene; se così non fosse, io, certo, non avrei mai il coraggio di occuparmene; credo, infatti, che seguano piuttosto la via del rigore e della penitenza che non quella della mortificazione e dell’orazione, dico in generale; malgrado tutto, se il Signore lo vuole, io m’informerò meglio, visto che lei è di quest’avviso.
E’ stata una bella fortuna per vostra signoria avere il marchese tanto dalla sua parte; ciò è molto importante. Piaccia al Signore che arrivino buone notizie; circa gli affari di qui, essendoci di mezzo vostra signoria, spero in Dio che tutto andrà bene. Io non devo preoccuparmi di mandare lettere che possano nuocere al padre Olea,5 essendo vostra signoria la persona a cui si deve scrivere. M’è rincresciuto, perché gli si deve molto, e, a mio avviso, le mie lettere sono state rimesse da parte mia ad altre mani. La priora di Segovia non vi ha badato, pensando che non fosse importante. Mi fa piacere sapere per quale via posso scriverle quando sarà necessario e che lei abbia avuto l’occasione di parlare dei miei viaggi. Certo, essi sono una delle cose che più mi stancano nella vita e che mi procurano maggior travaglio, soprattutto quando vedo che ciò viene giudicato un male. Molte volte ho pensato quanto sarebbe meglio per me starmene nella mia quiete, se non dovessi obbedire agli ordini del Generale. Altre volte, quando vedo come si serve il Signore in queste case, tutto ciò che soffro mi sembra poco. Il Signore mi guidi a far sempre la sua volontà.
Le assicuro che in questa casa ci sono anime le quali mi sono state motivo di lodare Dio quasi incessantemente, o molto spesso. Se Stefania6 ha gran merito ed è, a mio parere, una santa, suor Casilda della Concezione mi fa sbalordire, essendo davvero tale ch’io non trovo in lei sia per l’esteriore sia per l’interiore (se Dio l’assiste) nulla per cui non debba ritenere che diverrà una gran santa, giacché si vede chiaramente ciò ch’Egli opera in lei. Ha molto ingegno (sembra incredibile per la sua età) e un alto grado di orazione, di cui le ha fatto dono il Signore dopo la sua vestizione. La sua gioia e la sua virtù sono grandi; è una cosa rara. Entrambe dicono che raccomanderanno assai particolarmente vostra signoria a nostro Signore.
Non ho voluto che Casilda scrivesse a vostra signoria, anzitutto perché abbiamo cura di non mostrare che si fa caso di lei (anche se, certo, la sua semplicità ha poco bisogno di tali accortezze, perché in certe cose è proprio un fra Ginepro)7; poi perché non voglio che la signoria vostra badi a quello che possiamo dirle noi, povere donnicciole, avendo lei un buon padre che la sprona e le fa da maestro, e un buon Dio che l’ama.
Della fondazione di Madrid non so che ne sia; pur vedendo che conviene al nostro Ordine avere lì un monastero, provo una strana riluttanza: dev’essere una tentazione. Ancora non ho visto la lettera del priore Covarrubias. Sarebbe difficile procedere lì alla fondazione senza licenza dell’Ordinario, perché lo prescrive la patente di cui sono in possesso, e il Concilio, ma io
Credo che l’avremo, se non si tratta che di questo. Il Signore indirizzi la cosa a buon fine.
Io partirò da qui dopo l’Epifania. Vado ad Avila, passando per Medina, dove non credo di trattenermi più di un giorno o due, come anche ad Avila, per recarmi subito a Toledo. Vorrei por fine a quest’affare di Beas.8 Ovunque sarò, scriverò a vostra signoria, sempre che trovi con chi inviarle la lettera. Per carità, mi raccomandi a nostro Signore.
Sua Maestà la ricompensi per la cura che ha di queste sorelle: è una grande carità la sua, perché non mancano loro tribolazioni. Io sarei tanto contenta di poter stare un po’ lì, ma, siccome Salamanca non è sulla strada di una fondazione, mi è molto difficile tale viaggio e non potrei farlo se non per ubbidire a un comando, come non devo far nulla di diverso da quello che mi dicono i dotti. Credo che basterà dare qualcosa di più a chi ci vende la casa9 perché sia soddisfatto; il posto è assai buono, il locale potrebbe essere ingrandito (quello di cui parla vostra signoria mi sembra un po’ fuori mano) e la chiesa è bella. Infine, la posizione è la cosa essenziale; quanto al resto, m’importerebbe poco perdere quello ch’è stato costruito. Vostra signoria consideri bene tutto col padre rettore, come cosa di nostra Signora, e noi ci conformeremo al suo parere. Fino al mio ritorno da Beas, comunque, vorrei che l’affare restasse in sospeso, per evitare novità; se posso, ritornerò in aprile.
Delle imperfezioni di vostra signoria non mi meraviglio, perché ne vedo molte in me stessa, pur avendo avuto qui ben più tempo per starmene in solitudine, come non avevo potuto fare da molto tempo, il che mi è stato di una gran consolazione. Nostro Signore voglia concederla alla sua anima, come io lo supplico di fare, amen. Circa colui del quale vostra signoria mi dice di fare gran caso, mi ero già resa conto di qualcosa, al pari che di tutto il resto, ma il mio obbligo di riconoscenza e il suo grande zelo mi fanno sopportare più di quanto comporti la mia natura. Tuttavia sto in guardia.10 La priora si raccomanda molto alle preghiere di vostra signoria; ora che la conosce, le dispiace di non aver capito bene la grazia che Dio le faceva con la sua visita.
Oggi è il 2 gennaio.
L’indegna serva di vostra signoria,
Teresa di Gesù.

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