Epistolario Santa Teresa (7)

Continuiamo nel cammino di conoscenza di s. Teresa attraverso le sue Lettere.
Ci si rende conto di come l’impegno per una vita d’unione con Dio non la separi dagli affetti e dalle preoccupazioni per gli amici e benefattori verso i quali non ha nessuna esitazione ad esprimere i suoi sentimenti di affetto e di attesa di notizie.

ALLA MADRE ANNA DELL’INCARNAZIONE, A SALAMANCA

La destinataria delle lettere 284 e 288 è Anna dell’Incarnazione (Ta-pia), sorella di Ines di Gesù, tutte e due già monache all’Incarnazione di Avila e cugine della Santa. Partecipano alla fondazione di Medina (1567) di cui Anna diventa Priora e Ines sottopriora. Di lì Anna passa alla fondazione di Salamanca (1570), dove è priora ed è costretta a sopportare la persecuzione interminabile di Pietro de la Banda, padrone della casa in cui si installa il monastero. Per i suoi errori in questo affare, la Madre Anna si guadagna qualche duro rimprovero della Santa.

La destinataria è ammalata: la missiva della Santa le reca affetto, notizie, raccomandazioni e il regalo di una trota per il Padre Bartolomeo de Medina, professore nell’Università. In Alba la Santa sta «meglio del solito», ha un romitorio e una cella con finestra sul fiume: « il che per me è di grande svago-».
Alba, gennaio 1574
È per la madre priora di Salamanca.
Gesù sia con vostra reverenza. Mi faccia sapere come sta lei, e tutte le consorelle, a cui la prego di dare i miei saluti, e dire che vorrei ben godere della loro compagnia insieme con quella delle consorelle di qui.
Credo che in questa sede avrò minori difficoltà; dispongo di un romitorio dal quale si vede il fiume, anche da dove dormo, così che stando a letto posso godere della sua vista, il che è per me un grande svago. Oggi mi sono sentita meglio del solito. Donna Quiteria, sempre con la sua febbre; dice che ha nostalgia di loro. Sappia che hanno condotto da qui un medico per la signora donna Girolama, ancora ammalata. La raccomandino a Dio là, come noi facciamo qua; ne sono preoccupata. Dio tenga vostra reverenza con la sua mano.
La duchessa mi ha mandato oggi questa trota; mi sembra così buona, che mi sono procurata questo messaggero, per mandarla al padre mio, il maestro fra Bartolomeo de Medina. Se arrivasse all’ora del pranzo, vostra reverenza gliela mandi subito con Michele, unitamente alla lettera, e se più tardi, non tralasci nemmeno in tal caso di fargliela portare, per vedere se vuol scrivermi qualche riga.
Vostra reverenza non manchi di scrivermi come sta e non lasci di mangiar carne in questi giorni. Parlino al dottore della sua debolezza, e gli dicano molte cose da parte mia. In ogni caso, Dio sia sempre con vostra reverenza, amen.
Mi raccomandi al padre mio Osma e gli dica che qui mi mancherà molto. A Giovanna di Gesù raccomandi di farmi sapere come sta, perché il giorno in cui sono partita aveva un visetto piccolo piccolo.
Oggi è mercoledì, passate le dodici, e io sono di vostra reverenza,

Teresa di Gesù

Come stanno la contessa e la moglie del governatore? Lo mandi a chiedere da parte mia, e me lo comunichi; io le scriverò  come sta sua sorella; prima di saperlo non ho voluto mandare Navarro, per mezzo del quale penso anche d’inviarle qualcosa. Questi le porterà i sedici reali domani, se me ne ricordo, perché anche oggi me ne sono dimenticata. Se Lescano le chiedesse qualche compenso, glielo dia, che io la rimborserò; gli ho detto infatti che se avesse avuto bisogno di qualcosa, vostra reverenza gliel’avrebbe data, ma sono certa che non chiederà nulla.

AL PADRE DOMENICO BÀNEZ, A VALLADOLID

La Santa è ammalata di «quartana», ma è dinamica e gioviale. In Salamanca ha come consigliere il padre Medina, il quale anche se gran teologo, non supplisce alla mancanza del Banez. Ora ella si trova in mezzo a tre piccoli drammi di famiglia: il progetto di un collegio per bambine aggregato al Carmelo di Medina (novità assoluta per un convento teresiano); uscita dal monastero di Pastrana della Principessa di Eboli in conflitto con frati e monache Carmelitane; uscita, per costrizione, di Casilda de Padilla dal Carmelo di Valladolid. Il Bdnez è stato designato come consigliere della Madre Teresa per risolvere il caso del collegio ed è stato richiesto dall’aristocratica famiglia di Casilda, perché approvi quanto è stato fatto, e persuada la Madre Teresa. Ella, nella lettera, professa la sua assoluta fiducia nel Domenicano.

Salamanca, primi di gennaio del 1574

Per il padre mio e mio signore il maestro fra Domenico Bànez.

Gesù. La grazia dello Spirito Santo sia con vostra signoria e nella mia anima. Non so come non le abbiano dato una lettera ben lunga che le ho scritto quando stavo male e che le ho mandato per la via di Medina, nella quale le parlavo dell’altalena della mia salute. Anche adesso vorrei dilungarmi, ma devo scrivere molte lettere e sento un po’ di freddo, perché è giorno di quartana. Non mi era venuta, o mi era venuta solo a metà, per due giorni, ma finché non mi riprende il solito dolore, tutto è nulla.
Lodo nostro Signore per le notizie che mi vengono date delle sue prediche e invidio molto chi le sente; ora, poiché lei è il superiore di quella casa, ho una gran voglia di stare in essa. Ma quando ha mai cessato d’essere mio superiore? Se vedessi compiersi questo mio desiderio, peraltro, mi sembra che ne avrei nuova gioia, ma siccome non merito che la croce, lodo Colui che me la fa sempre portare.
Mi sono molto piaciute le lettere del padre Visitatore al padre mio: non solo quel suo amico è un santo, ma sa dimostrarlo, e, se le sue parole non sono in contraddizione con le sue azioni, agisce ben saggiamente. Benché quel che dice sia vero, non farà a meno di accettarla, perché c’è una grande differenza tra signori e signori.
Il monacato della principessa d’Eboli è cosa da far piangere; quello del nostro angelo può essere di gran profitto ad altre anime, tanto più quanto più rumore provocherà; io non ci vedo inconvenienti. Tutto il male che può capitare è che vada via dal convento, ma il Signore frattanto ne avrà ricavato, ripeto, altri vantaggi, spronando probabilmente qualche anima che forse si sarebbe perduta senza questo esempio.
I giudizi di Dio sono grandi, e non c’è ragione di negare l’ingresso a chi lo ama tanto sinceramente, in mezzo ai pericoli in cui sta tutta questa gente illustre, né rifiutare di esporci a qualche pena e a qualche inquietudine, in cambio d’un così gran bene.
Differire la cosa equivale, mi sembra, ad agire secondo il mondo, e per soddisfare il mondo, e dare a lei maggior tormento: è chiaro che qualora si pentisse nel giro di trenta giorni, non lo direbbe, ma se tale attesa servirà a placare i suoi parenti, giustificare la sua causa e l’indugio voluto da vostra grazia anche se, ripeto, saranno tutti giorni di ritardo, Dio sia con lei, non essendo possibile, poiché rinunzia a molto, che non le dia molto, visto che da tanto a noi che non lasciamo niente per Lui.
Mi è di gran consolazione che vostra grazia sia lì perché rechi conforto alla priora, e l’aiuti a riuscir bene in tutto. Sia benedetto Colui che ha disposto così le cose.
Io spero in Sua Maestà che tutto andrà bene. Quest’affare di Pietro de la Banda non finisce mai; credo che dovrò andare in anticipo ad Alba per non perdere tempo, perché l’affare presenta pericoli, trattandosi di una questione fra lui e sua moglie.
Ho una gran pena delle religiose di Pastrana. Benché la principessa se ne sia andata a casa sua, son come prigioniere, tanto ch’è stato ora lì il priore di Atocha e non ha osato vederle.
Adesso ella è in cattivi rapporti anche con i frati, e non capisco perché si debba sopportare tale schiavitù. Col padre Medina mi trovo bene; credo che se gli parlassi spesso, tutto sarebbe presto appianato. È così occupato che quasi non lo vedo…
Donna Maria Cosneza mi raccomandava di non amarlo come vostra grazia…
Donna Beatrice sta bene: venerdì scorso si è offerta ripe-tutamente di far qualcosa per me, ma io non ho bisogno che  faccia nulla, grazie a Dio. Mi ha parlato delle attenzioni che vostra grazia ha avuto a suo riguardo. L’amor di Dio permette molte cose; se minimamente venisse a mancare, tutto sarebbe già finito. Sembra che la difficoltà di vostra grazia a scrivere lungamente, io l’abbia a esser breve.
Ciò malgrado, mi fa un gran favore, evitando di rattristarmi quando, vedendo il plico, non scorgo in esso la sua scrittura.
Dio la conservi.
Non sembra che questa lettera debba aver…
Piaccia a Dio che lì il mio eccesso nel parlare non sia moderato dal silenzio di vostra grazia.
Di vostra grazia serva e figlia,

Teresa di Gesù.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in carmelitani e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.