Epistolario Santa Teresa (6)

S. Teresa si trova nel monastero dell’Incarnazione di Avila,
quello da cui era uscita per le fondazioni dei nuovi Carmeli,
vi è stata mandata dai Superiori per risolvere problemi di povertà estrema e irregolarità della vita,
ma non cessa di occuparsi dei suoi monasteri.
Nell’accettazione delle aspiranti non si lasciava influenzare:
i criteri li conosceva lei e ……il Signore!

A DONNA MARIA DE MENDOZA, A VALLADOLID

Alla Santa sono giunte da Valladolid lettere, nelle quali si denunciano pressioni di donna Maria e di alcuni Gesuiti, per ammettere in comunità certe postulanti prive di vocazione. La Santa risponde a ciò. Ella è soddisfatta perché all’Incarnazione tutto va meglio, ad eccezione della sua salute: ha febbre quartana, dolore a un fianco, angina, temperatura persistente, dolore alla mascella. «Sono ormai nervosa nel vedermi così mal ridotta», scrive.
All’illustrissima signora donna Maria de Mendoza, mia signora.

Gesù.
La grazia dello Spirito Santo sia sempre con lei, amen. Ho pensato spesso a vostra signoria in questo tempo
E mi pare che sia stato proprio così.
Dio sia benedetto, perché un giorno vedremo l’eternità senza mutamenti di stagione. Piaccia a Sua Maestà di farci trascorrere il tempo di questa vita, in modo da poter godere di un così gran bene.
Qui il paese mi ha messo talmente a dura prova che non sembra ch’io vi sia nata; io non credo d’aver avuto altro che un mese e mezzo di buona salute, al principio, perché allora il Signore vedeva che, priva di essa, non avrei potuto dare assetto stabile a nulla; ora è Sua Maestà a far tutto. Io non penso ad altro che a prodigarmi cure, specialmente da tre settimane, quando alla quartana si è aggiunto un dolore al fianco e l’angina.
Uno solo di questi mali era sufficiente per farmi morire, se Dio avesse voluto, ma sembra che non ce ne sia nessuno capace di procurarmi questo bene. Dopo tre salassi sto meglio. La febbre quartana mi ha lasciato, ma l’alterazione febbrile non mi lascia mai, pertanto domani mi purgo. Sono ormai irritata di vedermi così mal ridotta che non esco dal mio cantuccio se non per andare a Messa, né potrei fare altrimenti. Quel che mi affligge di più è un dolore alle mascelle, che ho circa da un mese e mezzo.
Le racconto tutti questi mali perché non mi imputi a colpa il non averle scritto, e perché veda che il Signore mi fa la grazia di accordarmi sempre ciò che gli chiedo.
Certo, a me sembrava impossibile, quando sono arrivata qui, che la mia poca salute e la debolezza del mio fisico potessero affrontare tanto lavoro, perché ci sono sempre affari da trattare per cose riguardanti i nostri monasteri, e anche per molte altre che, a prescindere da quanto bisogna fare in questa casa, basterebbero a stancarmi; vede, dunque, che si può tutto in Dio, come dice San Paolo.
Egli mi da, infatti, tanti mali insieme (e, ciò malgrado, faccio tutto, il che, a volte, suscita in me il riso), mi lascia senza confessore e talmente sola che non c’è nessuno con cui possa trattare di qualcosa per trarne un po’ di conforto: devo badare a tutto da me. Ciò. nonostante, per quanto riguarda il sollievo del corpo, non mi è mancata molta pietà né qualcuno che se n’è preso cura; in città mi hanno fatto grandi elemosine, tanto che dei viveri della casa mangio solo il pane, e non vorrei neanche questo. Sta ormai per finire l’elemosina che ci ha fatto donna Maddalena, con la quale finora abbiamo dato un pasto alle più povere, giovandoci anche delle elemosine aggiunte da sua signoria e da alcune persone.
Poiché ormai le religiose mi appaiono tanto buone e tranquille, non può che affliggermi vederle soffrire; esse sono davvero come dico. C’è motivo di lodare nostro Signore per il mutamento che ha operato in loro. Le più riottose sono adesso le più contente e nei migliori rapporti con me.
Durante questa Quaresima non si accettano visite né di donna né di uomo, anche se si tratta dei genitori, il che è un fatto assai nuovo per questa casa, ma sopportano tutto con gran pace.
Veramente ci sono qui grandi serve di Dio; quasi tutte si vanno migliorando. È la mia priora a operare questi miracoli. Perché si capisca che è così, nostro Signore ha disposto ch’io stia in modo tale che si direbbe ch’io sia venuta qui solo per aborrire la penitenza e non pensare se non al mio benessere.
Ora, perché io patisca in tutti i modi, la madre priora della casa di vostra signoria, lì, mi scrive che lei vuole che vi si prenda una religiosa, e che è contrariata ch’io, a quanto le hanno detto, non l’abbia voluta prendere; mi prega d’inviarle l’autorizzazione per riceverla con un’altra condotta dal padre Ripalda.
Ho pensato che l’abbiano ingannata.
Mi darebbe pena se fosse vero, poiché vostra signoria può rimproverarmi e comandare, ma non posso credere che sia scontenta di me senza dirmelo, tranne che finga di esserlo per cavarsi d’impicci. Se così fosse, ne sarei assai consolata, perché io so intendermela bene con quei padri della Compagnia, i quali, invero, non prenderebbero nessuno che non convenisse al loro Ordine per farmi piacere.
Se vostra signoria vuol dare un’ingiunzione precisa, non c’è ragione di parlarne oltre, essendo chiaro che lei può comandare in quella casa e dev’essere obbedita da me.
Manderò a chiedere la licenza al padre Visitatore o al padre Generale, perché è contro le nostre Costituzioni prendere religiose con quel difetto, e io non potrei dare la licenza in contrasto con tali norme, senza il consenso d’uno di loro; esse dovranno, inoltre, imparare a leggere bene il latino, perché è prescritto che non si riceva nessuna che non lo sappia.
A scarico di coscienza, non posso tralasciare di dire a vostra signoria ciò ch’io farei in questo caso, dopo averlo raccomandato al Signore.
Lascio da parte, ripeto, il fatto che lo voglia vostra signoria, giacché, per non contrariarla, devo essere pronta a tutto, e non ne parlerò più.
Solo supplico vostra signoria di rifletterci bene e di desiderare di meglio per la sua casa, perché quando vedrà che non conviene troppo averla lì, se ne dorrà. Se fosse una casa di molte religiose, si potrebbe sopportare meglio qualunque difetto, ma dove sono così poche, è giusto che siano scelte, e ho visto sempre vostra signoria animata da questo desiderio, tanto ch’io, pur trovando dovunque aspiranti religiose, a quella casa non ho osato mandarne nessuna, perché così perfetta come desideravo che fosse, per farlo, non l’ho trovata.
Pertanto, a mio parere, nessuna di quelle due si dovrebbe ricevere, perché non vedo in esse né santità, né valentia, né troppa discrezione, né talenti perché la casa ci guadagni.
Allora, se deve perderci, perché vostra signoria vuole che si prendano? Per dar loro aiuto, ci sono molti monasteri dove, come dico, essendoci un gran numero di religiose, tutto si sopporta meglio, mentre lì ognuna che si prenda dovrebbe essere adatta a far da priora e ad assumere qualunque altro ufficio le venga affidato.
Per amor di nostro Signore, vostra signoria ci rifletta bene e consideri che bisogna sempre guardar più all’interesse comune, che all’interesse particolare,e aver la bontà, poiché stanno lì chiuse e devono far vita insieme e sopportare i reciproci difetti, oltre le prove imposte dall’Ordine (e questa è la più dura, quando non si coglie nel segno in merito alle vocazioni), di favorirle nella scelta, come lei fa in tutto il resto a nostro riguardo.
Vostra signoria si affidi a me, se crede, perché, ripeto, io m’intenderò con quei padri. Se poi lei insiste nel suo proposito, si eseguiranno i suoi ordini, come ho detto, e se non ne risulterà un bene, ciò sarà a carico di vostra signoria.
Quella di cui parla il padre Ripalda non mi sembra che vada male per un altro Ordine, ma lì sono all’inizio, quando bisogna badare a non screditare la casa.
Il Signore disponga tutto per la sua maggior gloria, illumini vostra signoria perché faccia quel che conviene e ce la conservi molti anni, come io gliene rivolgo supplica, che di questo non mi dimentico, anche se sto male.
Bacio molte volte le mani a sua eccellenza la duchessa, alla mia signora donna Beatrice, alla mia signora la contessa e a donna Eleonora.
Vostra signoria mi scriva (voglio dire mi comandi) tutto quello che desidera si faccia; ritengo che, rimettendomi alla coscienza di vostra signoria, assicurerò la mia, e con questo non credo di far poco, perché in nessuna di tutte le nostre case si troverà una religiosa con un così gran difetto, né io la prenderei per nulla al mondo.
Mi sembra che sarebbe una mortificazione continua per le altre; stando sempre insieme e volendosi molto bene, ne sarebbero afflitte incessantemente.
Basta la buona Maddalena che hanno lì, e piacesse a Dio ch’esse fossero come lei!
Oggi è il 7 marzo.

L’indegna serva di vostra signoria,

Teresa di Gesù, Carmelitana.

La madre sottopriora bacia molte volte le mani di vostra signoria. Sto bene con lei.

Avila, 7 marzo 1572

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in carmelitani e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.