Epistolario Santa Teresa (5)

S. Teresa, agli inizi della Riforma, per fondare i suoi monasteri
trovava sempre tanti amici più o meno “illustri”,
che la sostenevano e la aiutavano anche economicamente.
A volte però le venivano richieste delle clausole che avrebbero potuto vincolare l’andamento e lo stile monastico,
in questi casi non si faceva scrupolo a parlare e scrivere con tutta chiarezza
il suo parere per “difendere” la libertà delle sue monache.

A DIEGO ORTIZ, A TOLEDO

Diego Ortiz non è voluto venire a parlare con la Santa, per spiegare certe clausole del contratto di fondazione. Perciò, la vigilia di partire per Avila, Teresa gli scrive questa delucidazione. Ella è stata ammalata; le hanno fatto dei salassi; continua a sentirsi debole di testa. Scrive servendosi di altri, ad eccezione dell’ultimo numero.

Toledo, metà agosto 1570

Al magnificentissimo signor Diego Ortiz, mio signore.

“  Gesù. – Nostro Signore le dia la sua divina grazia.

Ho molto desiderato di avere un colloquio con lei in questi giorni, pertanto le ho fatto sapere che la supplicavo di concedermelo, ma, visto che non mi fa questa carità e che già siamo al momento della mia partenza, la prevedo per domani, voglio dirle ciò di cui l’altro giorno avevamo cominciato a trattare, circa le messe cantate delle domeniche e dei giorni festivi, avendoci riflettuto in questi giorni, mentre non ci avevo ben pensato quando ne ho parlato a vostra grazia, né mi sono resa conto ch’era necessario occuparsene; credevo che la cosa fosse evidente dalle scritture stipulate, ma mi si dice che devo fare un chiarimento.

Ciò che io volevo era che i signori cappellani fossero tenuti a cantare la messa i giorni festivi, visto che ce lo prescrivono le Costituzioni, e non obbligarvi le religiose, che per la loro Regola possono cantare o no; anche se il canto è contemplato dalle Costituzioni, non comporta alcun peccato l’inosservanza di questo punto.

Pensi un po’ vostra grazia se io potrei obbligarle!

Non lo farei per nessuna cosa al mondo, né vostra grazia né alcun altro me l’ha chiesto; io ne ho parlato così, in vista della nostra comodità.

Se c’è stato un errore nelle scritture, non è giusto esigere dalle religiose per forza quello che dipende dalla loro volontà, e poiché esse vogliono servire vostra grazia e cantare abitualmente le messe, la supplico di accettare che godano della loro libertà quando sia necessario.

Voglia perdonarmi se scrivo per mano altrui, perché i salassi mi hanno indebolita e la testa non mi consente nulla di più. Nostro Signore la protegga. Il signor Martino Ramirez mi è piaciuto molto. Piaccia al Signore di farne un suo servo e protegga vostra grazia per il bene di tutti.

Mi farà un gran favore a mettere in chiaro questa faccenda che riguarda le messe; poiché quasi ogni giorno si cantano senza che le religiose vi siano obbligate, sarà giusto che vostra grazia, ci tolga questo scrupolo e dia soddisfazione alle consorelle e a me, in una cosa di così scarsa importanza, visto che tutti desideriamo di servirla.

L’indegna serva di vostra grazia,                                                                                               Teresa di Gesù.

. “……….. Vostra grazia mi fa un gran piacere nel ritenere conveniente ciò che riguarda i Vespri, essendo una cosa in cui non potrei servirla. Per il resto scrivo subito alla madre priora perché faccia ciò che lei ordinerà, e le invio la sua lettera. Forse rimettendoci interamente nelle sue mani e in quelle del signor Alonso Alvarez guadagneremo di più. Vedano di mettersi d’accordo fra loro. Bacio molte volte le mani a sua signoria.

Mi ha dato molta pena sapere del suo dolore al fianco; qui lo offriamo al Signore, e così prego per tutti loro e per quegli angeli.

Dio li faccia suoi e li protegga………..”

“……….. Una cosa mi sembra sia d’incomodo e di peso alle religiose: il dover dire prima della messa grande l’altra messa, quando qualcuno celebrerà la festa di un santo; specialmente se c’è una predica, non so come si potranno sistemare le cose. Ha poca importanza, d’altronde, per le loro signorie che quel giorno si celebri la festività nella messa grande, e un po’ prima si dica la messa bassa della cappellania. Ciò avverrà poche volte.

Lei sopporti questa contrarietà, cioè mi faccia questa grazia anche se si tratti d’un giorno festivo, purché non vi cadano cerimonie ordinate dalle loro signorie. Consideri che ciò non ha alcuna importanza, e servirà a fare alle religiose una carità, un’opera buona, e a me una vera grazia…….”.

“……… Mi hanno detto che il signor Giovanni de Ovalle e il signor Gonzalo de Ovalle sono quelli che si oppongono a che si dia una piccola strada al monastero. Io non posso crederlo. Non vorrei che cominciassimo a entrare in contestazioni; ciò produce cattivo effetto, trattandosi di una lite con donne, anche se ve ne sia motivo, e questi signori si screditerebbero molto, specialmente perché l’affare riguarda me; sono certa, d’altra parte, che le religiose non hanno agito con conoscenza di causa, a meno che non si voglia imputare a colpa la loro semplicità. Mi faccia sapere che cosa ne è, perché, ripeto, sono notizie pervenutemi all’orecchio, e le persone che me le hanno date potrebbero ingannarsi. E non stia in pena per il mio male, che credo non sarà nulla; per lo meno, qualunque sofferenza mi costi, non m’intralcia molto nelle mie occupazioni.

Teresa di Gesù”

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in carmelitani e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.