Epistolario Santa Teresa (3)

S. Teresa passa con disinvoltura da una lettera all’altra,
ognuna ha un suo stile particolare.
In alcune troviamo un tono amichevole, in altre confidenziale, in altre ancora spirituale, altre infine sono molto concrete, tratta di affari, di questioni spicciole, molto feriali e ordinarie che caratterizzano la vita delle sue comunità.
In tutte però si scorge la sua attenzione, il suo spirito materno,
ma anche il suo fine umorismo,
tratti tutti che ce la fanno sentire molto vicina,
diremmo una “ santa umana”!

A DON FRANCESCO DE SALCEDO, AD AVILA
Francesco de Salcedo è il «cavaliere santo» (Vita 23, 6) che collaborò con Gaspare Daza nella direzione spirituale della Santa agli inizi della sua vita mistica. Ella, in viaggio da Avila a Medina, è passata per la fattoria di Duruelo, futuro convento dei Carmelitani Scalzi. A Medina ha conosciuto a fondo San Giovanni della Croce, giovane di ventisei anni. Ne è soddisfatta ed ammirata. Ora lo manda ad Avila a preparare la fondazione, con lettere di raccomandazione per i suoi amici (cfr. lett. 23, 6 a Don Alvaro de Mendoza e Fondazioni 13,5).

Valladolid, settembre 1568
Al magnificentissimo signor Francesco de Salcedo, mio signore.

Gesù sia con vostra grazia. Sia ringraziato Dio che, dopo tre o otto lettere d’affari che non ho potuto evitare, mi resta un pò di tempo per riposarmi da esse scrivendo queste righe, affinché vostra grazia sappia che dalle sue ricevo un gran conforto. E non pensi che scrivermi sia tempo perduto, perché a volte ne ho proprio bisogno, a patto che non mi dica sempre ch’è vecchio, avendo di ciò pena nel più profondo dell’anima. Come se la vita dei giovani offrisse qualche sicurezza! Dio la faccia vivere fino alla mia morte, che dopo, per non stare lassù senza di lei, cercherò di ottenere da nostro Signore che se la porti via presto.
Vostra grazia parli a questo padre, la supplico, e lo aiuti in quest’impegno che, per quanto sia piccolo, io capisco ch’è grande agli occhi di Dio. Certamente, egli ci mancherà molto qui, perché è un uomo saggio e adatto al nostro genere di vita; credo, quindi, che nostro Signore lo abbia chiamato a questo compito.
Non c’è frate che non dica bene di lui, avendo egli vissuto in una gran penitenza. Anche se è giovane, sembra che il Signore lo tenga con la sua mano, perché, pur avendo avuto qui varie occasioni di contrarietà negli affari (io stessa, che sono stata una di tali occasioni, mi sono irritata a volte con lui), non lo abbiamo mai colto in un’imperfezione. È pieno di coraggio, ma, essendo solo, ha bisogno di tutto quello che gli da nostro Signore per prendersela così a cuore. Egli le dirà come vanno qui le cose.
Non mi è sembrato poco l’impegno dei sei ducati, ma io potrei spingere ben oltre la mia offerta per vedere vostra grazia. È vero che lei merita un prezzo superiore, mentre chi può apprezzare una monachella povera?
Ben più è da tenere in pregio vostra grazia che può dare idromele ed erba medica, paste per incollature, ramolacci, lattughe, che ha un orto e che, io lo so, fa lui da garzone per portare mele. L’idromele suddetto dicono che qui sia assai buono, ma, siccome non è con noi Francesco de Salcedo, non sappiamo che sapore abbia né c’è modo di saperlo. Dico ad Antonia di scriverle, perché io non posso farlo più a lungo. Resti con Dio. Bacio le mani della mia signora donna Mencia e della signora Ospedal.
Piaccia al Signore che la salute di quel gentiluomo sposato continui a migliorare. Vostra grazia non sia così incredulo perché l’orazione può tutto, e molto potrà il vincolo di sangue che ha con lei. Qui daremo il nostro aiuto con la nostra povera moneta. Lo faccia il Signore come può. Certo, ritengo più incurabile la malattia della sposa. Ma il Signore può rimediare a tutto. Dica a Maridiaz, alla Fiamminga, a donna Maria de Avila (alla quale desidererei vivamente scrivere, perché davvero non la dimentico), quando le vedrà, di raccomandarmi a Dio e di pregare per la fondazione del monastero. Sua Maestà mi conservi vostra grazia per molti anni, amen; ma scommetto, sia detto tra parentesi, che non passerà quest’anno senza ch’io torni a vedere vostra grazia, data la fretta che mi da la principessa d’Eboli.
L’indegna serva di vostra grazia,

Teresa di Gesù, Carmelitana.

Torno a chiedere, per carità, a vostra grazia di parlare a questo padre e di dargli i consigli che crederà opportuni sul suo modo di vivere. Sia lo spirito datogli dal Signore, sia la virtù mantenuta in tante occasioni mi hanno molto incoraggiata a ritenere che cominciamo bene. È un uomo di grande orazione e di saggio criterio; il Signore lo faccia andare avanti.

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