8 Novembre Beata Elisabetta della Trinità

La caratteristica di questa nostra sorella è di avere avuto la grazia di comprendere e vivere il mistero dell’inabitazione della Trinità nell’anima. In lei c’è stato un crescendo di intimità con Dio,  prima ancora di entrare al Carmelo a 21 anni, il 2 agosto 1901, come dimostrano anche le sue lettere ad amici e parenti che si rivolgevano a lei per confidenze e richiesta di consigli, scorgendo nella sua vita l’unione con Dio.

Nel giugno del 1901 scriveva ad un  sacerdote, suo confidente: “……. E’ così bella questa presenza di Dio! E’ laggiù in fondo, nel cielo della mia anima, che amo trovarlo perché non mi abbandona mai. Dio in me, io in Lui………….le ho mai detto il mio nome al Carmelo? Maria Elisabetta della Trinità. Mi sembra che questo nome indichi una vocazione particolare, amo tanto questo mistero della SS. Trinità, è un abisso in cui mi perdo.” (cfr. Lettera 56)

Otto giorni dopo la sua entrata le fecero compilare un formulario:

  • Qual è a suo parare l’ideale della santità?
    Vivere d’amore
  • Qual è il mezzo più rapido per giungervi?
    Farsi piccolissima e darsi senza rimpianto.
  • Qual è il santo a lei più caro?
    Il discepolo prediletto che riposò sul cuore del divino Maestro.
  • Qual è la santa da lei preferita e perché?
    La nostra Santa Madre Teresa perché morì d’amore.
  • Qual è la nota dominante del suo carattere?
    La sensibilità
  • E la sua virtù prediletta?
    La purità. Beati i puri di cuore perché vedranno Dio
  • E il difetto che le ispira più orrore?
    L’egoismo
  • Ci dia una definizione della preghiera
    L’unione di chi non è con Colui che è
  • Qual è il suo libro preferito?
    L’anima del Cristo perché essa mi svela tutti i segreti del Padre che è nei Cieli
  • Ha ella grandi desideri del Paradiso?
    Ne ho talvolta la nostalgia, ma tranne la visione di Dio, già lo posseggo nel più intimo dell’anima mia
  • Qual è il genere di martirio che ella preferirebbe?
    Tutti mi piacciono, ma specialmente quello d’amore
  • Che nome vorrebbe ella avere in cielo?
    Volontà di Dio
  • Qual è il suo motto?
    Dio in me e io in Lui

In una lettera (n. 107) del 1902 scrive: “Sì, cara signora, viviamo con Dio come con un amico, rendiamo viva la nostra fede allo scopo di comunicare con Dio attraverso tutto ciò che fa i santi. Portiamo in noi il nostro cielo poiché Colui che sazia i glorificati nella luce della visione, si dà a noi nella fede e nel mistero. E’ la stessa cosa! Mi sembra di aver trovato il mio cielo sulla terra perché il cielo è Dio e Dio è nella mia anima. Il giorno in cui ho capito questo tutto si è illuminato in me………”

Per concludere vi offriamo queste sue parole scritte pochi giorni prima di morire (9 novembre 1906) che esprimono in sintesi la sua spiritualità.

“…………Mi sembra che in cielo la mia missione sarà quella di attirare le anime aiutandole ad uscire da se stesse per aderire a Dio con un moto tutto spontaneo e pieno d’amore e di tenerle in quel grande silenzio interno che permette a Dio di imprimersi in loro, di trasformarle in Lui stesso. Ora mi pare di vedere tutte le cose alla luce del buon Dio. Oh, se potessi ricominciare la mia vita, come vorrei non perdere un solo istante! A noi spose del Carmelo non è permesso fare altro che amare, che vivere in modo divino………Sento che il Maestro incalza. Non mi parla più che dell’eternità d’amore in tono sempre più grave, più serio: vorrei vivere così intensamente ogni minuto! Sorella amata, viviamo d’amore per morire d’amore e glorificare il Dio tutto amore.” (cfr. lettera n. 280 a sr. Maria Odile)

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