Novena a s. Teresa di Gesù (5)

V GIORNO

……… Devo anche dire che mi dispiaceva molto nel vedere che mi tenevano in buona stima, conoscendo benissimo chi ero io nel mio interno. Il fatto che non mi credessero tanto imperfetta dipendeva dal vedere che io, benché ancora giovane e fra tante occasioni, mi ritiravo spesso in solitudine a pregare, leggevo molto, parlavo di Dio, facevo dipingere la sua immagine in molti luoghi, avevo un oratorio che cercavo d’abbellire con ogni oggetto di devozione, non mormoravo, ed altre cose del genere che avevano apparenza di virtù. lo poi, vana com’ero, curavo assai quelle esteriorità che il mondo ha tanto in pregio, e per questo concedevano a me più libertà che non alle anziane, e avevano di me ogni fiducia. Però, grazie al Signore che mi ha sostenuta con la sua mano, io non ne ho mai abusato, né ho mai fatto nulla senza il debito permesso……. A quanto mi sembra, il mio danno fu di non essere in un monastero di stretta clausura. Con la libertà che le buone potevano godere tranquillamente, perché, non promettendosi clausura, non erano tenute a privarsene, io con la mia debolezza sarei finita all’inferno se il Signore non mi avesse soccorsa con l’abbondanza dei suoi aiuti e delle sue grazie particolari……….. l’orazione mi faceva meglio vedere le mie colpe. Dio mi chiamava da una parte, e io seguivo il mondo dall’altra. Le cose di Dio mi davano piacere, e non sapevo svincolarmi da quelle del mondo. Insomma, pareva che volessi conciliare questi due nemici, tanto fra loro contrari: la vita dello spirito con i gusti e i passatempi dei sensi. L’ora di orazione mi era divenuta un tormento, perché, facendola io consistere nel raccogliermi nel mio interno, ed avendo lo spirito non più padrone ma schiavo, non potevo rientrare in me stessa senza portare con me tutto il cumulo delle mie miserie. Passai così molti anni, e mi meraviglio di aver potuto tanto durarla senza mai romperla o con Dio o col mondo. Ma lasciare l’orazione non era più in mio potere, perché mi tratteneva Colui che così voleva favorirmi di altre grazie.

Oh, Signore! Come poter dire tutte le occasioni dalle quali in quegli anni mi strappavate mentre io vi continuavo a tornare, tutti i pericoli da cui mi liberavate e nei quali avrei perduto ogni onore! lo a far di tutto per manifestare chi fossi, e Voi a coprire le mie colpe e a mettere in evidenza qualche mia piccola virtù – se n’avevo – col farla apparire più grande di quello che era. In tal modo tutti mi stimavano, dimenticando facilmente, per alcune cose che parevano buone, di badare alle mie molte miserie che alle volte non potevano a meno di manifestarsi. Colui che sa tutto aveva visto che così occorreva affinché la mia parola fosse più autorevole quando avrei parlato in suo servizio. La sua sovrana munificenza guardava non ai miei peccati, ma ai desideri che avevo di servirlo e al dispiacere di non aver la forza di farlo. O Signore dell’anima mia, come esaltare i favori che in quegli anni mi avete fatto? Mentre più vi offendevo, più Voi mi disponevate con vivissimi pentimenti a ricevere altre grazie e favori…….. Si va innanzi così negligentemente nelle cose di Dio che i buoni,  se vogliono progredire, bisogna che si sostengano a vicenda. E’ divenuto oggi sì di moda immergersi nelle vanità e nei piaceri del mondo che ben pochi se ne fanno meraviglia, mentre se uno comincia a servire il Signore, moltissimi si alzano a mormorare. Perciò, bisogna farsi compagnia e difendersi, sino ad acquistare tanta forza da non temere alcun assalto: altrimenti si sarà tutti in pericolo. Alcuni santi credo che si siano rifugiati nei deserti appunto perché non avevano con chi aiutarsi. E’ una specie di umiltà non fidarsi di sé e credere che Dio ci aiuterà mediante la compagnia dei buoni. Nella comunanza che ne deriva, la carità getta profonde radici, senza poi dire degli altri innumerevoli beni che non oserei ricordare se una lunga esperienza non me li avesse fatti conoscere. Vero è che fra tutti i nati di donna io sono la più miserabile e vile, ma dico che anche i più forti non avranno nulla da perdere se, diffidando di sé, si umilieranno alla pratica di quanto ho detto, prestando fede a chi ne ha esperienza. Di me posso dire che se il Signore non m’avesse fatto comprendere questa verità e dato il modo di trattare familiarmente con persone di orazione, con quel mio intreccio di cadute e pentimenti avrei finito col precipitare nell’inferno, perché nel cadere avevo l’aiuto di molti, mentre nel rialzarmi mi trovavo così sola da sentirmi ora stupita se non sono rimasta sempre per terra. Ringrazio senza fine la misericordia di Dio, il solo che mi stendeva la mano! Sia Egli per sempre benedetto! Amen.  (cfr. Vita 7)

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