Meditazione della settimana (29 settembre – 5 ottobre)

Così dice il Signore onnipotente:
“Guai agli spensierati di Sion e a quelli che si considerano sicuri sulla montagna di Samaria!
Essi su letti d’avorio e sdraiati sui loro divani mangiano gli agnelli del gregge
e i vitelli cresciuti nella stalla.
Canterellano al suono dell’arpa,
si pareggiano a David negli strumenti musicali;
bevono il vino in larghe coppe e si ungono con gli unguenti più raffinati,
ma della rovina di Giuseppe non si preoccupano.
Perciò andranno in esilio in testa ai deportati e cesserà l’orgia dei buontemponi. (Am 6, 1a, 4-7)

Ma come si fa a godersi i letti d’avorio, i divani, i cibi succulenti, i vini sorseggiati in larghe coppe e gli unguenti raffinati, quando si sa, si vede si tocca tanta miseria e sofferenza altrui?
Ma è proprio vero che si può essere felici e tranquilli e godersi la vita con tutte le sue bellezze e i suoi piaceri, quando tanta gente attorno a noi soffre e manca perfino delle cose più necessarie?
Se vogliamo che la nostra vita sia pervasa dalla vera gioia e si riempia di senso, dobbiamo seguire l’esempio dei santi e fare come hanno fatto loro, che si sono lasciati inondare dalla carità divina
e l’hanno riversata a loro volta sugli altri.
Ecco cosa ci dice s. Teresa di Gesù Bambino che festeggeremo il prossimo 1° ottobre:
“Sentii che la carità mi entrava nel cuore, col bisogno di dimenticare me stessa per far piacere agli altri, e da allora fui felice!
Una domenica guardando una immagine di Nostro Signore in Croce, fui colpita dal sangue che cadeva da una mano sua divina, provai un dolore grande pensando che quel sangue cadeva a terra senza che alcuno si desse premura di raccoglierlo; e risolsi di tenermi in ispirito a piè della Croce per ricevere la divina rugiada, comprendendo che avrei dovuto, in seguito, spargerla sulle anime… Il grido di Gesù sulla Croce mi echeggiava continuamente nel cuore: “Ho sete!”. Queste parole accendevano in me un ardore sconosciuto e vivissimo… Volli dare da bere all’Amato, e mi sentii io stessa divorata dalla sete delle anime.”
Oh beata sete!
Questa sì che è la sete giusta
e non si estingue con i vini bevuti in larghe coppe e sdraiati sui divani,
ma solamente rinunciando a bere noi, per primi e da soli, per dare da bere agli altri

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