Novena del Carmine (8)

VIII Giorno

Riflessioni mariane di don Giuseppe Pollano

Beata colei che creduto.

Maria non vive alcuna separazione tra “intelletto” e “fede”, “volontà” e “carità”, “affetto” e “fervore”. La sua esistenza è colma di logica, ossia di giusta connessione tra i due fatti, di grande rilevanza: non essere Dio, ma essere di Dio. Se non si è Dio si è diversi infinitamente da lui. A ciò consegne che il nostro essere non lo raggiunge: Egli “abita una luce inaccessibile”. Maria questo lo sa perfettamente. Ma se si è di Dio, il fatto di essere diversi non ci lancia in lontananze sperdute, non ci esilia nella disperazione. Se si è di Dio, due cose entrambe mirabili si verificano: egli ci possiede più di quanto noi stessi ci possediamo; siamo cioè più suoi che nostri; e – cosa ancora più stupenda – egli ci possiede con amore che ci ama.

Dio ci possiede amandoci e ci ama possedendoci: ma che cosa significa questo, se non che il suo possederci è allora possederci mediante il dono?

Infatti l’amore, come ben sappiamo, dona. Dona tutto.Così essere di Dio ci accresce fino ad essere divinizzati, perché Dio amandoci ci dona sé, e questo è per Lui appunto “possederci”: farci suoi effondendo in noi la sua vita.

L’azione di Dio verso noi è “Grazia su Grazia” ossia dono non solo “irrevocabile”, ma in crescita, perché Egli è “colui che in tutto ha il potere di fare molto più di quanto possiamo domandare o pensare”, e di fatto così opera con noi.

 Fertile giardino del Monte Carmelo prega per noi

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