Domenica delle Palme

Siamo giunti alla Domenica delle Palme che apre la grande settimana, la Settimana Santa che ci porterà alla gioia della Pasqua attraverso il Triduo pasquale.
Vogliamo, per l’occasione, lasciare la parola alla nostra santa Madre Teresa la quale ci racconta come visse una domenica delle palme:

“La domenica delle Palme, appena fatta la comunione, mi trovai in così grande sospensione da non poter neppure inghiottire la Sacra Ostia. Tornata alquanto in me stessa, e avendola ancora in bocca, mi parve che la bocca mi si riempisse di sangue, e che di sangue mi sentissi bagnato il volto e tutta la persona: un sangue caldo, come se nostro Signore l’avesse versato allora allora. Mentre ne assaporavo la straordinaria dolcezza, il Signore mi disse: « Figliola, voglio che il mio sangue ti giovi. Non temere che la mia misericordia ti manchi. Io l’ho versato fra acerbissimi dolori, e tu lo godi fra inenarrabili delizie. Vedi dunque che ti pago bene il banchetto che oggi mi prepari ». Disse così perché da più di trent’anni, il giorno delle Palme, quando potevo, mi accostavo alla comunione cercando di prepararmi l’anima in modo da offrire ospitalità al Signore, parendomi che gli ebrei fossero stati ben cattivi, quando, dopo averlo accolto con tanto trionfo, lasciarono che andasse a mangiare lontano. Facevo conto di trattenerlo con me, benché non gli apprestassi che un alloggio assai misero, come ora mi accorgo, e mi abbandonavo ad alcune ingenue considerazioni che il Signore doveva gradire. Questa è una delle visioni che io ritengo più sicure, dalla quale ebbi molto vantaggio per la santa comunione. Prima di questa grazia ero stata, credo per tre giorni, immersa in quella gran pena a cui vado soggetta più o meno fortemente per la lontananza di Dio. Ma in quei giorni la pena era così viva che mi pareva di non poterla più oltre sopportare. Dopo aver molto sofferto, mi accorsi che si era fatto tardi per la cena. Del resto, non ne avevo neppur voglia. Per i miei vomiti mi è di grande incomodo non poter cenare un po’ prima. Tuttavia, facendomi molta forza, mi posi il pane davanti per incoraggiarne a mangiarlo. Immediatamente mi si presentò il Signore, il quale, spezzato il pane – così almeno mi parve – me lo pose in bocca dicendomi: «Mangia, figliuola, e rassegnati meglio che puoi! Mi dispiace vederti soffrire, ma per ora ti conviene così». Mi disparve ogni pena, rimanendone molto consolata, per sembrarmi che il Signore stesse veramente con me. Quest’impressione mi durò tutto il giorno seguente, per cui i miei desideri rimasero, per allora, appagati. Notai quel suo mi dispiace, perché mi pare che non debba sentire alcuna pena.” Incarnazione di Avila (30 Marzo 1572)

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