I Venerdì di Quaresima

In questo venerdì della prima settimana di Quaresima vogliamo offrirvi una bellissima esclamazione di s. Teresa che, con il suo naturale impeto, la sua passione e il suo grande amore per Gesù si rivolge al Padre, cercando di prendere le parti di Gesù, mite Agnello, che sembra non volersi difendere da sé.

 O Signore, qual’è il padre che avendoci già dato suo figlio, e un tal figlio, possa permettere, dopo averlo veduto così indegnamente maltrattato, che rimanga ancora in mezzo a noi per soffrire ogni giorno nuovi generi di strapazzi?

Nessun altro, o Gesù, fuorché il vostro.
E non sapevate Voi a chi vi rivolgevate con le vostre domande?

O Dio mio! Che eccesso d’amore in quel Figlio!
E che eccesso pure in quel Padre!

Tuttavia, del buon Gesù non mi meraviglio tanto.
Egli aveva già detto: Fiat voluntas tua; e non essendo debole come noi,
doveva mantenere la parola con la perfezione di un Dio.

Sapeva che per compiere la volontà del Padre, doveva amarci come se stesso, e perciò volle compirla nel miglior modo possibile,
malgrado ogni sua più dura sofferenza.

Ma voi, o Eterno Padre, come avete potuto acconsentire? Perché avete voluto che vostro Figlio fosse ogni giorno in balìa di gente così perversa come noi?

L’avete già voluto una volta con acconsentire alle sue domande, e avete veduto in che modo fu trattato.

Ed è possibile che la vostra tenerezza permetta che sia esposto ogni giorno – sì, dico ogni giorno – a tanti maltrattamenti? Oh, quanti se ne devono fare ai nostri giorni a questo divinissimo Sacramento!

E come mai, o Eterno Signore, avete potuto accogliere la sua domanda?

Perché l’avete Voi esaudita? Deh! non lasciatevi abbagliare dall’amore che vostro Figlio ci porta, perché Egli, pur di compire in tutto la vostra volontà e lavorare alla nostra salute, si lascerebbe mettere in brani ogni giorno!

Spetta a Voi ad averne pensiero, perché per conto suo non si cura di nulla.

Possibile che ogni nostro bene ci debba sempre venire a sue spese? Forse perché sopporta tutto in silenzio, non parla mai per se stesso,
ma sempre e soltanto per noi?

Forse per questo non vi dev’essere alcuno che prenda le difese di questo mansuetissimo Agnello? (Cammino Perfezione 33, 3-4)

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