14 dicembre s. Giovanni della croce

Questo nostro grande santo, che chiamiamo “padre” per essere stato con s. Teresa riformatore del Carmelo, è conosciuto di solito come il santo “del nulla, della penitenza, della severità, della solitudine”, invece pochi sanno della sua amabilità, dolcezza, cura premurosa per i fratelli ammalati, delle sue giornate passate in mezzo alla natura a lavorare, pregare, contemplare. Quando era superiore desiderava che tutti i frati potessero uscire nel tempo della preghiera silenziosa perché attraverso la contemplazione del creato si elevassero a Dio. Dal suo cuore innamorato sgorgarono diverse poesie e romanze che sono un “concentrato” delle sue meditazioni sui misteri di Dio.

Proponiamo una romanza adatta in questo tempo di preparazione al Natale, contempla Gesù nel presepe e vede il mistero della Sua nascita come lo sposalizio tra Dio e l’umanità

Sulla nascita

Giunto è il tempo fortunato

In cui nascer Egli deve,

il Signor, come uno sposo,

dal suo talamo se n’esce,

 

stretto forte alla sua sposa

che a braccio Egli conduce.

La dolcissima sua Madre

Giù lo adagia nel presepio

 

In mezzo ad alcuni animali

Che ivi si trovano.

L’uomo lieto innalza i canti,

l’Angel sacra melodia,

 

festeggiando gli sponsali

avvenuti tra quei due.

Dio però nel suo presepe

Geme e grosse lacrime versa,

 

sono gioielli che la sposa

per lo sposalizio porta.

Stupefatta è la sua Madre

Dello scambio che essa vede:

pianto umano scorge in Dio,

e nell’uomo gioia piena,

di cui l’uno e l’altro alieno

per natura essere soleva.

 

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