Messaggio del Preposito Generale per il 450° anniversario della riforma teresiana

Brani tratti dall’autobiografia di s. Teresa di Gesù

Vita 32, 9 – 10 Pensando a quello che avrei potuto fare per Iddio, vidi che anzitutto dovevo corrispondere ai doveri della mia vocazione religiosa, osservando la mia Regola con ogni possibile perfezione. Il monastero nel quale vivevo contava molte serve di Dio, e il Signore vi era fedelmente servito, ma per la povertà in cui era, le monache dovevano uscire di frequente per passare qualche tempo altrove, sempre in case dove potevano stare con ogni religione e raccoglimento. La Regola non era osservata nel suo primitivo rigore, ma secondo la Bolla di mitigazione, come del resto in tutto l’Ordine, Vi erano anche altri inconvenienti, per cui la vita mi pareva troppo agiata, la casa grande e piena di comodità. Soprattutto non mi garbavano le uscite, nonostante che anch’io ne usufruissi molto, perché certe persone a cui i prelati non potevano dir di no, desideravano di avermi con loro, e io per comando dei Superiori dovevo contentarli, così che ben poco potevo stare in convento. In ciò doveva aver parte il demonio, per impedire il gran bene che andavo facendo ad alcune monache col riferire ad esse quello che i miei direttori m’insegnavano.

Ora avvenne che un giorno, trovandomi in compagnia di più persone, una di esse uscisse a dire che qualora avessimo voluto vivere alla maniera delle Scalze, si sarebbe potuto fondare un monastero. La cosa rispondeva perfettamente ai miei desideri, e cominciai a parlarne con quella vedova mia amica già ricordata. Animata dalle nostre medesime aspirazioni, ella si dette subito d’attorno per Procurare rendite al futuro monastero. Ora vedo quanto queste misure fossero imprudenti, ma il grande desiderio che ne avevamo ce le faceva veder buone. Io poi non mi sapevo risolvere, perché ero contenta dove stavo, il monastero mi piaceva e vi avevo una cella di mio gusto. Ciò nonostante decidemmo di raccomandar la cosa al Signore.

Or ecco che un giorno, dopo la comunione, il Signore mi ordinò decisamente di far di tutto per attuare quel disegno, assicurandomi che il monastero si sarebbe fondato e che Egli vi avrebbe trovato le sue delizie. Dovevo dedicarlo a San Giuseppe, il quale avrebbe vegliato una porta, nostra Signora l’altra, mentre Egli sarebbe stato con noi: così il monastero avrebbe brillato come stella di vivissimo splendore. Mi disse inoltre che sebbene le Religioni siano rilassate, non si deve però credere che Egli vi sia poco servito. Che sarebbe del mondo se non vi fossero i religiosi? E mi comandò di manifestare i suoi ordini al mio confessore, dicendogli che Egli lo pregava di non opporsi e di non frammettere ostacoli.

Vita 33, 12 – Una volta, trovandomi in necessità e non sapendo a chi ricorrere per pagare gli operai, mi apparve San Giuseppe, mio vero padre e protettore, e mi fece comprendere che il denaro non mi sarebbe mancato, per cui non dovevo temere di andare innanzi. Così feci, senza neppure un soldo, e il Signore mi provvide in tal maniera che quanti lo seppero si meravigliarono grandemente. La casa mi pareva troppo piccola, tanto che disperando di poterne ricavare un monastero, ero già decisa di comprarne un’altra adiacente alla nostra, piccola anch’essa, per farvi la chiesa. Ma non avevo denari, né v’era modo di combinare il contratto, per cui non sapevo cosa fare. Or ecco che una mattina, appena comunicata, il Signore mi fece sentire queste parole: te l’ho già detto di entrare come puoi! Indi aggiunse a modo di esclamazione: Oh! cupidigia del genere umano!… Hai forse paura che ti manchi la terra? Quante volte ho io dormito a ciel sereno per non avere ove riposarmi!… Rimasi molto spaventata e vidi che aveva ragione. Andai subito alla casetta, feci la distribuzione dei locali e mi accorsi che ne usciva un monastero completo, sebbene assai piccolo. Deposto ogni pensiero di compera, procurai che si adattasse la casa senza ricercatezza ed eleganza, ma in modo da potervi abitare senza danno alla salute: cosa a cui bisogna sempre badare.

Vita 36, 5-6- Sistemata ogni cosa, piacque a Dio che il giorno di San Bartolomeo si procedesse alla vestizione di alcune postulanti e si collocasse il Santissimo Sacramento nella cappella: e così, con tutte le autorizzazioni e le formalità richieste veniva eretto nel 1562 il monastero del nostro gloriosissimo Padre San Giuseppe. Alla vestizione delle postulanti ero presente anch’io con due monache dell’Incarnazione che per caso si trovavano fuori di convento. La casa ove il monastero fu eretto era quella in cui stava mio cognato, il quale, come ho detto, l’aveva comperata in nome suo per meglio dissimulare la cosa. Vi ero anch’io, ma col dovuto permesso. Desiderosa di non mai mancare all’obbedienza, non facevo nulla senza il consiglio dei dotti; e vedendo essi che per più motivi la fondazione doveva essere utile a tutto l’Ordine, mi assicuravano che potevo farla, benché in segreto e all’insaputa dei miei Superiori. Se mi avessero detto che vi era anche una minima imperfezione, avrei abbandonato non uno, ma mille monasteri. E ciò senza indugio, perché sebbene desiderassi la fondazione per meglio separarmi dal mondo e conformarmi alla mia vocazione religiosa con maggiore perfezione e più stretta clausura, pure non tralasciavo di mantenermi in tali disposizioni da essere pronta ad abbandonare ogni cosa, con tutta pace e tranquillità come l’altra volta, appena avessi saputo che così avrebbe richiesto il maggior servizio di Dio.

Mi parve di essere in gloria quando vidi che si collocava il Santissimo Sacramento e si provvedeva alla vocazione di quattro povere orfanelle, accettandole senza dote. Si cercò fin da principio di ammettere persone che con i loro buoni esempi servissero di fondamento e fossero capaci di assecondare il disegno che avevamo di stabilire una vita di alta perfezione ed orazione. Quelle prime quattro erano delle vere serve di Dio, e io mi sentivo molto felice di avere istituito un’opera che sapevo di gloria a Dio e di onore all’abito della sua santissima Madre. Ché questi erano i miei desideri. Non meno godevo per aver compiuto quello che Dio mi aveva tanto raccomandato, e aver aperta in questa città una chiesa di più, intitolata al mio glorioso Padre San Giuseppe che non ne aveva. Non già che credessi d’esserne io l’autrice: non l’ho pensato allora e neppure ora lo penso, essendo convintissima che fu      tutto opera di Dio. Il poco che io ci misi fu così imperfetto che il Signore me ne deve fare non un merito, ma una colpa. Tuttavia mi consolavo grandemente nel considerare che per un’opera di così alta importanza Dio si era servito di uno strumento tanto misero, come sono io. Ero fuori di me dalla gioia, e immersa in grande orazione.

Clicca sull’immagine per visualizzare/scaricare il messaggio del Preposito Generale per il 450° anniversario della riforma teresiana

Guidami, Luce Amica, nel buio intorno, guidami Tu!
La notte è scura e io lontano da casa guidami Tu!
Guida Tu i miei piedi; io non ti chiedo l’orizzonte intero, un passo sol mi basta. (John Henry Newman)

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in carmelitani e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.